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    <title>miro renzaglia</title>
    <link>http://www.mirorenzaglia.com/</link>
    <description>"a" elevato a "zero" è uguale a "uno"... purché "a" sia diverso da "zero"</description>
    <language>en-us</language>           
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    <category>Weblog</category>
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      <title>miro renzaglia</title>
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</code>
<item>
 <title>ciao...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=538</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080220-ciao1_460.jpg"></a></div><br />
<div style="text-align: center"><b>ciao...</b><br />
miro renzaglia</div><br />
<br />
<b>Dunque...<br />
Il sito chiude...<br />
<br />
Ho deciso così perché, sostanzialmente, sento esaurita l&#8217;esperienza e l&#8217;energia che in origine mi aveva mosso.<br />
<br />
È stata una cavalcata, lunga due anni, che ha attraversato molte praterie del dicibile e dell&#8217;indicibile...Una cavalcata che è stata a volte, in termini intellettuali, addirittura entusiasmante... Almeno per me ma &#8211; credo &#8211; non solo per me.<br />
<br />
Se fossi un editore, andrei a spulciare in archivio per vedere con quanta intelligenza agli articoli postati si sono aggiunti commenti che, nell&#8217;insieme, ben figurerebbero in una collana di scritti critici su più argomenti...<br />
<br />
Di questo, devo ringraziare chi, al galoppo solitario delle origini, ha ritenuto, per tratti più o meno lunghi, accompagnarmi per sua spontanea adesione: Susanna Dolci, in primis, che del blog è diventata la coamministratrice, Lorenzo V., Stefano Vaj, Alberto B. Mariantoni, Francesco_33, Adriano Scianca, Romano Guatta Caldini, Gabriele Adinolfi, Vincenzo Schiantarelli, Filippo Rossi, Anna K. Valerio, Sandro Giovannini, Antonio Pennacchi, Simone Migliorato Lacio Drom, Francesco Boco, Jacopo Barbarito, Michele De Feudis, Roberto Alfatti Appetiti, Luciano Lanna, Luca Leonello Rimbotti, Giovanni Tarantino, Luigi Di Stefano, Andrea Gigliesi, Giovanni Di Silvestre, Sandro Pascucci, Paolo Severi, Valentina Cervelli, Katia Anedda, Carlo Parlanti, Nando Dicè, Graziano Cecchini: firme che farebbero la gioia di qualsiasi testata giornalistica cartacea o virtuale che sia. <br />
<br />
A tutti, la mia sconfinata gratitudine...<br />
<br />
Non si chiude, sia chiaro, per mancanza di utenza: con una progressione prossima alla geometria, a tutt&#8217;oggi possiamo vantare riscontri non facilmente raggiungibili da un blog:  oltre 18.000 frequentazioni individuali mensili, milioni di accessi e centinaia di migliaia di pagine scaricate...<br />
<br />
Si chiude, come dicevo sopra, per mia stanchezza ma, anche, perché sono venute meno le referenzialità dell&#8217;area a cui intendevo riferirmi e un&#8217;articolazione decrescente delle proposte in discussione...<br />
<br />
A questo punto, se continuassi mi sentirei il naufrago che lancia messaggi in bottiglia senza sapere se e da chi saranno raccolti: e io naufrago non mi sento...<br />
<br />
Dopo alcuni giorni di oscuramento volontario, e per varie sollecitazioni, rimetto il sito in chiaro con questo mio biglietto di spiegazione, ringraziamenti e, forse, arrivederci,  per dare a tutti, collaboratori ed utenti, la possibilità di scaricare o continuare a consultare quanto è stato fatto, scritto e resta di buono: è anche questa una via alla socializzazione... delle idee...<b>Ciao a tutti e... non servono commenti...</b><br />
 <br />
 <div style="text-align: right"><b>miro renzaglia</b></div><br />
 ]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=538</comments>
 <pubDate>Wed, 20 Feb 2008 14:50:44 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>RI - &amp; - LETTI</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=536</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080214-stor_11865107_18590[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>Il generale Fabio Mini, ex comandante Nato in Kosovo attacca: «La Ue ha già fallito, con la guerra e la mancata ricostruzione. Ora avalla una indipendenza unilaterale dove, dopo 9 anni, c'è solo il vuoto»</b><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>«KOSOVO, LA FRETTA DI D'ALEMA PREPARA UN ALTRO DISASTRO»</b></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>Tommaso Di Francesco</b></div><br />
<div style="text-align: center">(Il Manifesto, 9 febbraio 2008)</div><br />
<br />
<i><div style="text-align: center">(articolo gentilmente segnalato da Francesco 33)</div></i><br />
<br />
Mercoledì, poco prima dello scioglimento delle Camere, <b>Massimo D'Alema </b>ha comunicato alle commissioni esteri di Camera e Senato che l'Italia <b>riconoscerà l'indipendenza unilaterale del Kosovo</b>, annunciando che ci saranno 200 italiani nella «missione civile e di polizia» di 2000 uomini che l'Unione europea vuole dispiegare in Kosovo per gestire l'indipendenza. Il parlamento italiano non l'ha mai discussa e nemmeno il governo in carica per il «disbrigo degli affari correnti» per non attivare processi internazionali delicatissimi. Di questo abbiamo parlato con il <b>generale Fabio Mini</b>, ex comandante della Nato in Kosovo..<b>Non le sembra particolarmente azzardato tutto questo, così come considerare che la vittoria di misura di Boris Tadic a Belgrado apra le porte all'accettazione dell'indipendenza unilaterale del Kosovo?</b><br />
<br />
Il processo della definizione dello status del Kosovo è <b>talmente delicato e complesso </b>che è un azzardo persino pensare di liquidarlo con la discussione di qualsiasi Parlamento nazionale. La vittoria di Tadic è una buona notizia per la Serbia che vuole accedere all'Europa ed una altrettanto buona per l'Europa che vede avvicinarsi una nazione che per troppo tempo e di certo non per colpe collettive è rimasta fuori dal circuito degli stati. Ritengo però un errore pensare che Tadic possa o abbia intenzione di <b>barattare</b> il Kosovo con l'ammissione della Serbia all'Unione Europea. Non può sfuggire a lui, e tanto meno a Kostunica, che legare l'accesso della Serbia all'Europa all'indipendenza del Kosovo significa sottostare ad un vero e proprio <b>ricatto</b>. La Serbia di Kostunica non è nuova ai compromessi. Milosevic è stato consegnato in cambio di una congrua ripresa degli aiuti finanziari, ma qui la situazione è diversa: la Serbia non sta cedendo un presunto criminale ad un tribunale internazionale, ma deve <b>cedere la propria sovranità su una parte del paese </b>che verrà gestita da chi deve ancora fare i conti con il tribunale internazionale. Se questo nella nostra logica è equivalente non lo è per quella di nessun serbo anche se smaliziato e desideroso di entrare in Europa come Tadic. Forse da noi la voglia di chiudere le partite in sospeso prima delle ferie induce a <b>passi affrettati</b>, ma in questo caso la fretta è del tutto fuori luogo ed è anche un cambio sostanziale della politica ufficiale. Non dimentico che la posizione italiana è sempre stata per la <b>prosecuzione del dialogo </b><b>e non per l'avallo delle iniziative unilaterali</b>. Senza soluzione di compromesso tra le parti il problema del Kosovo è destinato a ingigantirsi e a costituire un precedente gravissimo per l'intero diritto internazionale. Il sostegno al dialogo, a prescindere dal tempo necessario, non mi sembrava una posizione assunta per traccheggiare, ma per esprimere una <b>politica forte </b>di rispetto del quadro del diritto internazionale di fronte a pressioni legittime o fuori luogo di altri paesi interessati a modificarlo in maniera subdola e surrettizia. In realtà, proprio con l'elezione di Tadic le prospettive di dialogo e di soluzione positiva e concordata aumentano e, a pensar male ci si coglie sempre, forse la fretta e l'ineluttabilità servono proprio ad evitare che il dialogo riprenda. <br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080214-web-guerra-humanitaria[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>Per D'Alema l'indipendenza è «irreversibile» e «siccome i kosovari diranno "siamo indipendenti sotto l'autorità europea" l'Europa deve assumersi questa responsabilità. E intende farlo». Torna la scelta dell'indipendenza controllata del piano Ahtisaari, fallito nel negoziato. Stanno cancellando il ruolo delle Nazioni unite?</b><br />
<br />
Che l'Europa intenda agire in modo unitario seguendo le indicazioni delle Nazioni unite è una buona notizia. Se invece l'unità è ricercata per smantellare quel poco di legittimità rimasta all'Onu, allora ne diventa l'estrema unzione. Ritengo che al di là delle parole apodittiche la stessa<b> Unione Europea non abbia alcuna intenzione di alterare il quadro dell'Onu</b>, anche se questo in Kosovo ha clamorosamente fallito. I motivi sono essenzialmente due: l'Unione non è in grado di sostituirsi alle Nazioni Unite neppure se lo volesse. Non ne ha la forza e non ne ha l'autorità neppure per una situazione regionale come quella del Kosovo proprio per le implicazioni globali che questa ha. Inoltre, <b>l'Unione europea è già parte integrante del fallimento dell'Onu in Kosovo</b>. Il cosiddetto pilastro della <b>Ricostruzione</b> era ed è gestito dall'Ue. Avrebbe dovuto rappresentare anche il perno per un cambio sostanziale di stile di vita delle popolazioni e avrebbe dovuto far decollare un Kosovo non vincolato alle politiche socio-economiche della ex-Jugoslavia. <b>L'economia è il fallimento più grave del Kosovo</b>, quello che ha vanificato un minimo di benessere che avrebbe consentito il ritorno dei rifugiati, l'attenuarsi delle rivendicazioni e delle vendette e il ristabilimento di una vera sicurezza. Tutto questo non è avvenuto e si sono sprecati anni e risorse infinite per essere ancora, e forse peggio, alla situazione del 1999. Se alle ultime elezioni oltre la metà dei kosovari albanesi non è andata neppure alle urne significa che <b>hanno perduto la fiducia </b>in tutte le organizzazioni internazionali che hanno preteso di dettare le condizioni. Oggi più che della negazione di qualsiasi compromesso da parte serba e albanese, bisognerebbe prendere atto della <b>perdita di autorevolezza </b>di tutte le organizzazioni internazionali agli occhi dei kosovari, serbi e albanesi, affrontando il problema con una buona dose di umiltà. Con la tendenza attuale si avalla una posizione estremista ed un atto unilaterale con altrettanto estremismo ed unilateralismo a <b>scapito dell'intero quadro generale istituzionale</b>. <br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080214-kosovo1[1].gif"></a></div><br />
<br />
<b>La «missione civile e di polizia», votata dalla Ue martedì con l'astensione di Cipro che teme per la questione della Repubblica turco cipriota (e con i dubbi di Grecia, Slovacchia, Spagna e Romania), sarà sancita il 18 febbraio dai ministri degli esteri della Ue. Quale è il quadro di legalità di questa «missione» in rapporto alla Risoluzione 1244 (votata dal Consiglio di sicurezza Onu con assunzione della Pace di Kumanovo del giugno-luglio 1999) che riconosce invece la sovranità della Serbia sul Kosovo?</b><br />
<br />
Per la sostituzione di una missione Onu con una di un'organizzazione regionale, come l'Unione europea, c'è bisogno di <b>una nuova risoluzione</b>. Invece l'escamotage che mi sembra sia stato adottato è quello di considerare la missione Europea sempre<b> sotto il cappello dell'Onu </b>perché comunque la missione della «presenza militare di sicurezza» rimane invariata sotto il controllo della Nato. In ogni caso senza una chiara presa di posizione del Consiglio di Sicurezza la missione parte malissimo. Tuttavia partirebbe malissimo anche se ci fosse una nuova risoluzione per una volta tanto sincera. Il cambio di responsabilità, la chiusura di Unmik, la decisione di lasciare Kfor e l'orientamento a riconoscere l'atto unilaterale d'indipendenza da parte dei kosovari albanesi dovrebbero essere sanzionati da una risoluzione che ammettesse il fallimento di Unmik e di tutte le iniziative dell'Onu; dovrebbe elencare quali nuovi sviluppi abbiano portato al passaggio di mano, e questi non ci sono. Dovrebbe ammettere l'impotenza internazionale di fronte alle pressioni di alcune lobby, dovrebbe ammettere l'inconsistenza del tessuto istituzionale kosovaro finora realizzato, dovrebbe ammettere che dopo nove anni il Kosovo non è in grado di gestire neppure un'autonomia controllata e nel frattempo lo si considera indipendente. Dovrebbe elencare <b>tutti i paesi </b>e i territori che possono rivendicare lo stesso trattamento di favore a partire da Taiwan, dall'Irlanda del Nord, dai Curdi iraniani, iracheni, turchi e siriani, dai paesi caucasici in lotta con la Russia, da quelli africani, dai Baschi in Spagna e Francia, dagli Uyguri, dagli Hui e dai Mongoli in Cina e così via. Dovrebbe dire quale regola fondamentale rimane valida per dare <b>una parvenza di legittimità </b>ad un ordine mondiale sfasciato. Dovrebbe infine dire cosa vogliono fare dei Balcani i soloni delle nazioni che si agitano nelle varie campagne elettorali. Gli accordi e la logica di Dayton cade e così cade la Bosnia Erzegovina, si riapre la questione della Voivodina, del Sandjak, degli albanesi della Macedonia e di quelli della valle di Presevo in Serbia, di quelli in Grecia, ecc. Ed infine dovrebbe indicare chi si debba far carico di gestire le conseguenze di un tale atto. <br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080214-normal_kosovo-flickr10[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>La Ue dichiara di muoversi su una «interpretazione creativa» dell'articolo 10 della Risoluzione 1244, quello sul ruolo del Segretario dell'Onu, che però, secondo l'articolo, dovrebbe intervenire per applicare la Risoluzione non cancellarla per accettare l' indipendenza unilaterale?</b><br />
<br />
<b>Creare significa trarre dal nulla</b>. Tutto il mondo pensa che dietro l'Europa ci sia qualcosa di concreto oltre ai sogni della mia generazione e alle fantasie di quelle successive. Se non c'è nulla, allora che creino pure, ma che si preoccupino anche di <b>gestire il casino creato</b>.<br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>Tommaso Di Francesco</b></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=536</comments>
 <pubDate>Mon, 18 Feb 2008 09:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>DIRETTAMENTE FIRENZExGGI+DOMANI:IERI</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=535</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><br />
<object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YEhgIkaLep4&rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/YEhgIkaLep4&rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object><br />
<br />
<b><div style="text-align: center">IN PRESA DIRETTA DA FIRENZE<br />
Piazza della Repubblica <br />
ApErItIvO<br />
H. 12.00<br />
INGRESSO LIBERO</div></b><br />
<br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080216-20080201-giubberosse1[1].jpg"></a></div><br />
<div style="text-align: center"><br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080216-20080127-giubbe2b[1].jpg"></a></div><br />
 <br />
 <div style="text-align: center"><i><b>l'aperitivo è contro l'arroganza dei politici e dei falsi moralismi, <br />
 contro i misfatti di certe giunte comunali <br />
 che distruggono i veri valori dell'arte italica.<br />
 questa volta entrerà l'elemento aria e corpi dipinti - <br />
 per affermare il manifesto del futurismo <br />
 del nuovo millennio<br />
 --------<br />
 FTMAzionefutUriStA Futurzig<br />
 Fi re n ze non si tocca!!<br />
 l'urlo dalle Giubbe Rosse per il futurismo.<br />
 - Fior di giglio,<br />
 lacrimuccia di gnome,<br />
 or le piccole chiome<br />
 ti scompiglio... </b></i><br />
 <br />
 (GrAzIaNo CeCcHiNi)</div><br />
 <br />
 <br />
 <div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080216-20080201-FUT[1].jpg"></a></div><br />
 <br />
 Ques'oggi <b>Miro Renzaglia </b>è a Firenze per testimoniarci la tanto attesa nuova azione futurista di <b>Graziano Cecchini</b>. Sino a poco fa l'eclettico signore del movimento e dei colori stava <b>dipingendo i nudi corpi </b>di quattro modelle che si sono cimentate, successivamente, in una <b>danza futurista</b>.<br />
 <b>Ore 12.30</b> Graziano ha terminato da poco di dipingere le modelle e, tra una folla di fotografi e giornalisti, tutti i partecipanti all'evento stanno uscendo dallo storico locale per recarsi sulla piazza antistante. Tra gli slogan ben chiaro: <b>SOCIALIZZAZIONE!</b><br />
 <b>Ore 12:45 </b>Presente fisicamente e soprattutto con la sua famosa e tuonante loquela anche Il celebre critico d'arte <b>Vittorio Sgarbi, </b>da sempre estimatore di Graziano Cecchini. <i>(S.D.)</i> <br />
 <br />
 ]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=535</comments>
 <pubDate>Sat, 16 Feb 2008 11:43:55 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>DOMANI è H+DUTO</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=533</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080215-phpS8VTmyAMFI-1.JPG"></a><br />
</div><br />
<br />
<div style="text-align: left"><b>FTMAZIONEFUTURISTA<br />
ENTRA IN-aZIONE<br />
fIRENZE NON SI TOCCA<br />
eccoci...<br />
stiamo arrivando FTMAzionefutUriStA<br />
firenze non si tocca!<br />
Qui non si canta al modo delle rane: fu----------turismo a Firenze<br />
l'ntervento di AzioneFuturista sarà forte come la rissa tra Boccioni e Ardengo Soffici.<br />
"FuTuRismo è quella cosa/ Futurismo+cazzo8/ dieci pel bel giovan8/ tra-ta-ta zun-zu bun-zu" <br />
FTMazionefuturista<br />
Futurzig.</b></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>FIRENZE<br />
Piazza della Repubblica<br />
16 febbraio 2008<br />
h.12,00</b></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=533</comments>
 <pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:27:59 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>GUTENBERG E L&apos;AMANUENSE</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=530</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-20071117-libri2[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>GUTENBERG E L'AMANUENSE </b><br />
<b>Ovvero: dialogando con l'ombra</b><br />
<b>"L'ultima del diavolo"</b><br />
<b>"Fascisteria"</b><br />
<b>"Tifare contro"</b><br />
<b>"Letture o ri-letture"</b><br />
<b>"Rassegna stampa letteraria"</b></div><br />
<div style="text-align: center">a cura di <b>Susanna Dolci</b></div><br />
<br />
<i>"Da un punto di vista simbolico, le ombre non sono solamente i segni di una luce schermata, ma anche oscure entità dotate di vita propria. Sono doppi misteriosi dell'uomo e spesso vengono considerate immagini della sua anima (alcune lingue definiscono l'immagine, l'anima e l'ombra con la stessa parola)... La mancanza dell'ombra, nel caso per esempio fosse stata venduta al diavolo, significa la perdita dell'anima. La leggenda vuole che chi non può vedere la propria ombra sia destinato alla morte, e così anche chi la calpesta. 'Saltare la propria ombra' è un'espressione che significa 'compiere qualcosa di impossibile' ". L'ombra è l'espressione della potenza assoluta in quell'ora greca del mezzogiorno quando si aprono le porte dei mondi ed i vivi incontrano altre entità (S.D.)</i><div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-Cover_GRA[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>L'ULTIMA DEL DIAVOLO</b><br />
Pierangelo Buttafuoco<br />
Edizioni Mondadori<br />
pp. 280, 2008 <br />
€  18.00<br />
<a href="www.librimondadori.it">www.librimondadori.it</a><br />
<br />
Storia curiosa del <b>Cardinale Taddeo Reda di Giugliano</b>, principe ecclesiastico e consigliere diplomatico della Santa Sede e del <b>diavolo</b> che gli propone un patto assai bizzarro. Il demone, Nick Mac Pharphared, conosce Dante a menadito e sua intenzione è quella di far rovesciare un <b>santo</b> già dimenticato. Un thriller teologico tra monaci, eremiti, sabba irriverenti, deserti, Cristo e Maometto per l'autore, classe 1963, famoso per i suoi precedenti volumi "Fogli consanguinei" (2001), "Le uova del drago" (2005) ed il film documentario "I picciotti del profeta" (2007).<br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-2527982[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>FASCISTERIA</b><br />
<b>Storie, mitografia e personaggi della destra radicale in Italia</b><br />
Ugo Maria Tassinari<br />
Sperling & Kupfer editori<br />
Coll. Le Radici del Presente<br />
pp. 704, 2008 <br />
€ 14.00<br />
<a href="http://leradici.net">www.leradici.net</a><br />
<br />
Da <b>Julius Evola </b>al <b>Rosso Trevi </b>tanto amato ed odiato. Torna in veste aggiornata, dopo la prima stesura del 2001, <b>l'Enciclopedia</b> della destra radicale o nera. 60 anni di idee, battaglie, crimini e misteri. Tanti i nomi ed i fatti. L'autore, nato nel 1956, ha già pubblicato "Guerrieri 1975/1982 storie di una generazione in nero", il DVD "I colori del nero" (entrambi nel 2005), "Naufraghi. Da Mussolini alla Mussolini. 60 anni di storia della destra radicale" (2007). <br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-copj13[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>TIFARE CONTRO</b><br />
<b>Una storia degli Ultras italiani</b><br />
Giovanni Francesio<br />
Sperling & Kupfer editori<br />
Coll. Le Radici del Presente<br />
pp. 206, 2008<br />
€ 14.00<br />
<a href="http://leradici.net">www.leradici.net</a><br />
<br />
Nato nel 1970, <b>Francesio</b> entrò per la prima volta in uno stadio nel 1976. Da quel momento un incessante amore-odio fatto di ultras, trasferte, scontri, paure. 1968-2007, 40 anni di ultras italiani. Dal primo gruppo alle morti dell'agente <b>Filippo Raciti </b>e del tifoso <b>Gabriele Sandri</b>. Quanto si conosce effettivamente di questo universo così complesso e spesso giudicato con toni taglienti e duri? Con una semplicità assoluta di espressione, l'autore dialoga e racconta le curve senza ipocrisie ma con l'emozionalità di chi da sempre le vive o le ha pur vissute in presa diretta.<br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-20080118-libri[1][1].jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>Brevi segnalazioni di letture o ri-letture</b></div><br />
<br />
<b>MUSSOLINI E FRANCO<br />
Amici, alleati, rivali, vite parallele di due dittatori</b><br />
Romano Canosa<br />
Edizioni Mondadori <br />
2008, € 24.00<br />
<a href="http://librimondadori.it">www.librimondadori.it</a><br />
<br />
<b>SPRECOPOLI</b><br />
<b>Tutto quello che non vi hanno mai detto sugli sprechi della politica</b><br />
Mario Cervi, Nicola Porro<br />
Edizioni Mondadori<br />
2007, € 17.50<br />
<br />
<b>FOIBE ROSSE<br />
Vita di Norma Cossetti, uccisa in Istria nel '43</b><br />
Frediano Sessi<br />
Marsilio Editore<br />
2007, € 12.00<br />
<a href="http://marsilioeditori.it">www.marsilioeditori.it</a><br />
<br />
<b>SAVONAROLA<br />
Moralità e politica a Firenze nel Quattrocento</b><br />
Lauro Martines<br />
Edizioni Mondadori<br />
2008, € 19.00<br />
<br />
<b>LE IDEE DELL'ANTROPOLOGIA</b><br />
ed. italiana a cura di Andrea Borsari<br />
2 voll.<br />
Bruno Mondadori editore<br />
2007, € 30.00<br />
<a href="http://brunomondadori.com">www.brunomondadori.com</a><br />
<br />
<b>DIZIONARIO DEL BUDDHISMO</b><br />
Philippe Cornu<br />
Bruno Mondadori editore<br />
2008, € 30.00<br />
<br />
<b>IL TANTRISMO<br />
Miti, riti, metafisica</b><br />
Jean Varenne<br />
Edizioni Mediterranee<br />
2008,  € 22.50<br />
<a href="http://edizionimediterranee.it">www.edizionimediterranee.it</a><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>Rassegna stampa letteraria</b></div><br />
<br />
<b>VANNI: GLI AMICI SI VEDONO NEL MOMENTO DELLA DEDICA<br />
Motti, saluti e disegni di gradi autori per l'editore Scheiwiller</b><br />
<b>(Sauro Borelli, Il Giornale, venerdì 18 gennaio 2008)</b><br />
<br />
Già il titolo risulta inconsueto: <b>all’amico editore - Dediche a Vanni Scheiwiller (ed. All’insegna del pesce d’oro, pagg. 200)</b>. È in effetti un «libro di dediche» che, per la rigorosa cura di Laura Novati e la puntuale prefazione di Alessandro Spina, si srotola scandito via via dai riverenti pensieri, dalle fervide parole che gli innumerevoli amici e sodali, appunto, di <b>Vanni Scheiwiller </b>esprimono quale appassionata testimonianza di saldi sentimenti d’affetto e di grati ricordi. Si tratta altresì di una silloge preziosa di prove grafiche, disegni, copertine tipici della più sofisticata iconografia editoriale. Si dirà: possibile che un editore, per quanto intraprendente e sensibile, sia diventato - in vita e persino dopo la sua prematura scomparsa - l’epicentro di eventi, esperienze così originali e memorabili? Certamente sì, specie riguardo ai modi personalissimi di Scheiwiller nel praticare il suo mestiere con eterodossa, schiva sapienza editoriale. Tutto ciò originato fin dall’inizio - da adolescente e passo passo in progresso secondo l’esempio del padre Giovanni - dalla dedizione tutta avventurosa alla piccola <b>casa editrice All’insegna del pesce d’oro</b>.<br />
Da allora e per tutta la sua fervida esistenza il giovane Scheiwiller si calò interamente nell’impresa di stampare libri di narrativa, poesia e varia umanità con impegno davvero totalizzante. Fino a capitalizzare un autentico patrimonio di lettere, manoscritti, bozze, ritagli che, oggi ormai catalogati, ordinati in un fondo ad hoc, costituiscono una fonte essenziale per lo studio più circostanziato della poesia italiana del secondo Novecento. Certo, l’alacre opera di Scheiwiller ebbe un costo vistoso, anche in contrasto alla dinamica propria dell’industria culturale. Tanto che, appunto, Scheiwiller ebbe talora a confessare un po’ risentito: «Il lavoro editoriale fatto così da dilettante e bucaniere, mi entusiasma sì, ma è anche tanto faticoso... Sono un “giovane editore” viziatissimo dagli autori che si divertono a pubblicare da me come un piccolo lusso tipografico. Ma alle volte mi tocca piangere dalla fatica fisica: non è tutt’oro (Pesce d’oro) ecc. ecc». All’insegna del pesce d’oro sono infatti i sofisticati «libri-farfalla», come ebbe a definirli Eugenio Montale, inventati proprio da Scheiwiller. Ecco, dunque, che il volume-omaggio a tanto e tale editore viene a essere un dovuto risarcimento a un intellettuale e alla sua opera da parte dei più <b>significativi scrittori e poeti italiani (da Montale a Ungaretti)</b> <b>e stranieri (da Ezra Pound a Ferdinand Céline)</b>. Un libro di settanta dediche corredate da un motto, un saluto, una frase, un disegno improntati dalla più profonda, devota gratitudine. Un libro da serbare dalla parte del cuore.<br />
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<b>LO STRAMBO FUTURISTA CHE DISEGNAVA POESIE<br />
(Giancarlo Perna, Il Giornale, sabato 26 gennaio 2008)</b><br />
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<b>Finì in carcere per le sue idee</b>. Non però con l’aureola del martire, ma come semplice ladruncolo.<br />
Il 21 agosto del 1911 era stata rubata nel museo del Louvre la <b>Gioconda di Leonardo</b>. La polizia, esterrefatta, brancolò nel buio per settimane. Prima di scoprire il ladro, l’operaio italiano Vincenzo Peruggia, fu indagato alla rinfusa mezzo mondo. All’inizio si pensò a un dispetto dell’imperatore tedesco Guglielmo II che era ai ferri corti con i francesi nell’imminenza della Grande Guerra. Sfumata questa pista cervellotica, cominciarono i guai per i parigini. Tutte le mattine, scorrendo il Figaro, ogni lettore temeva di trovare il proprio nome fra quelli sospettati del trafugamento. Finché le indagini cominciarono ad appuntarsi sulla comunità straniera. Il 7 settembre i questurini piombarono in casa del Nostro e lo arrestarono. L’indagato corrispondeva esattamente all’identikit che la fantasia degli inquirenti aveva disegnato del ladro: un non francese un po’ pazzotico. <b>Wilhelm Kostrowitsky</b>, questo il suo nome, era un romano de’ Roma, nato da augusti lombi, ma frutto d’alcova. Il padre, Francesco Flugi d’Aspermont, era un aristocratico ufficiale di Franceschiello, il sovrano detronizzato delle Due Sicilie. La madre una sciagurata contessina polacca che non solo non riuscì a farsi sposare dal seduttore, ma neanche a fargli riconoscere il figlio. Fu così che il Nostro prese il cognome della mamma e dopo essere nato, cresciuto e avere studiato nella capitale d’Italia seguì la genitrice in Francia. Dopo un soggiorno in Costa Azzurra, entrambi - più un fratellino nato nel frattempo da un’altra avventura materna - si stabilirono a Parigi. Qui il Nostro entrò nel giro degli artistoidi che pullulavano nella Ville Lumière in quei fecondi primi del ’900. Geniali e spiantati, costoro vivevano di espedienti in attesa che arridesse successo alla nuova estetica che gli frullava nei cervelli. Il romano si francesizzò, senza però dimenticare le origini. Fu così che, versato com’era tanto nella poesia quanto nel disegno, dopo aver lanciato l’ignoto <b>Pablo Picasso</b>, fece conoscere la pittura metafisica dell’italo-greco <b>Giorgio De Chirico</b>. Soprattutto, però, strinse amicizia con <b>Filippo Tommaso Marinetti</b>, il futurista mattoide che voleva fare piazza pulita dell’arte del passato. E fu proprio questo legame che lo fece entrare nel cerchio delle indagini sulla Gioconda sparita. <b>Non sapendo più che pesci pigliare, la Sûreté se la prese, infatti, con Kostrowitzky in base al seguente teorema: era futurista; slogan dei futuristi era distruggere i capolavori dei musei per fare spazio all’arte nuova; ergo Kostrowitzky aveva preso la Gioconda per lasciare libero il posto a qualche faccia picassiana con tre nasi o altre simili mostruosità</b>. Dunque un «arresto ideologico» e, almeno fin qui, una gratuita illazione poliziesca. Ma, purtroppo per il Nostro, suffragata da un dato di fatto. Kostrowitzky aveva, infatti, al proprio servizio un segretario belga, tale <b>Gery</b>, che aveva già rubato delle statuette al Louvre. C’era perciò un precedente specifico. Inoltre questo Gery, un esibizionista imbecille, si era autoaccusato con una lettera alla polizia anche del furto della Gioconda. Poi era sparito. Fu così che il Nostro, sospettato di complicità con l’incosciente segretario, finì in galera e vi rimase finché non fu stabilito con certezza che a prendere la Gioconda era stato <b>Peruggia</b>.L’avventura, per quanto spiacevole, non incise sulla psiche del Nostro più di quanto non fosse già bizzarra. Innamorato dell’avanguardia, l’italo-franco-polacco inventò una poetica che chiamò <b>«parole in libertà»</b>. Prescindendo dal senso, accostava casualmente le parole per creare associazioni inattese. Il procedimento prese il nome di «scrittura automatica». Era come se - definizione sua - <b>«l’immagine vergine fosse portata sul becco da un uccello ebbro». Non avrebbe potuto dire meglio. Poi, cominciò a scrivere poesie che disponeva sulla pagina in modo da formare disegni: pipe, getti d’acqua, frecce, ecc. Le chiamò «calligrammi».</b> Nel 1914, Kostrowitzky partì per il fronte con spirito futurista, esaltando la «bella» guerra «purificatrice dell’umanità». Fu ferito alla testa. Bendato, lo ritraggono la maggior parte delle foto che ci restano di lui. Rientrato a Parigi nel 1918, si accinse a sperimentare nuovi linguaggi. L’anno stesso, però, il destino si presentò all’uscio. Giunse sotto forma di febbre spagnola e lo uccise trentottenne. Chi era? "<b>Guillaume Apollinaire</b>, pseudonimo di Wilhelm Albert Vladimir Popowski de La Selvade Apollinaris de W&#261;&#380;-Kostrowitcky (Roma, 26 agosto 1880 – Parigi, 9 novembre 1918)".]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=530</comments>
 <pubDate>Thu, 14 Feb 2008 10:38:11 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>maschi, femmine, specchi e narcisi</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=529</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-Caravaggio-Narciso-1.jpg"></a></div><br />
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<div style="text-align: center"><b>MASCHI, FEMMINE, SPECCHI E NARCISI</b><br />
<b>miro renzaglia</b></div><br />
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<b>Afferma Geminello Alvi (<i>Uomini del Novecento</i>, Ed. Adelphi) che uno dei modi più certi per mettersi nei guai è quello di dubitare che uomo e donna siano mentalmente uguali&#8230; Leggo <i>Narcisi</i>, (Ivana Castoldi, Ed. Feltrinelli) e mi trovo (come spesso mi accade&#8230;) d&#8217;accordo con lui: dubito&#8230; Non tanto perché le analisi in media res della Castoldi sulla crisi del maschio non siano in larga misura condivisibili e accertabili ad occhio nudo, quanto per le premesse e le conclusioni che la psicoterapo-autrice arriva a consegnarci e che lasciano il maschio e la femmina del genere umano in una condizione di sostanziale incomprensione e separatezza&#8230;. <br />
<br />
Dunque, le premesse&#8230; Il maschio, aduso a servirsi della donna per specchiarsi ed avere così conferma delle sua identità e rassicurazioni allo stesso proposito, sarebbe entrato in crisi con il sottrarsi della donna a quel ruolo di riflesso identitario, per la verità assai riduttivo (per la donna&#8230;.). Stabilisce, la psicoterapo-autrice, nell&#8217;introduzione: <i>&#8220;Narciso rappresenta il prototipo dell&#8217;individuo egocentrico, insensibile alle sollecitazioni emotive e ai bisogni del prossimo, incapace di amare qualcuno all&#8217;infuori di se stesso. Un individuo sempre intento a rispecchiarsi e a compiacersi della propria immagine.&#8221;</i></b><br />
<br />
<b>Alt<br />
Primo dubbio: quale fu la vera &#8220;colpa&#8221; di Narciso? <br />
Secondo dubbio: l&#8217;atteggiamento narcisista appartiene solo al maschio?<br />
Terzo dubbio: l&#8217;istinto a specchiarsi nell&#8217;altro è sintomo di una malattia psichica?</b><b>Quale fu la vera &#8220;colpa&#8221; di Narciso?</b><br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-nar.jpeg"></a><br />
<b>Riprendiamo il mito più accreditato, anche dalla Castoldi (ma ne esistono altre versioni&#8230;): Narciso, non ricambiando l&#8217;amore della ninfa Eco, provocò che la medesima si sfinisse malinconicamente in una lamentosa voce. Si attirò, per ciò, la vendetta di Afrodite la quale, in evidente spirito di solidarietà femminile, indotto il bel giovine a specchiarsi in una limpidissima acqua, lo condannò a innamorarsi perdutamente della propria immagine finché, nel tentativo di ricongiungersi ad essa, vi annegò&#8230; Dunque, &#8220;la colpa&#8221; di Narciso non sarebbe stata quella di essersi innamorato della propria immagine (essendo questa parte funzionale della condanna a morte&#8230;) ma di non corrispondere all&#8217;amore di Eco&#8230; <br />
<br />
Poteva benissimo darsi che Eco fosse bruttina; che fosse, anche già prima della metamorfosi, leggermente lagnosa e ripetitiva; che Narciso le preferisse la figlia molto umana del mugnaio; che, insomma, avesse un altro modello femminile per la testa... o che magari fosse gay: vai a stabilirlo! Fatto è che è dal suo rifiuto di unirsi a Eco che nasce la punizione, veramente geniale e perfida come si addice alla femmina, di Afrodite: non volendo (&#8230;o non potendo) amare la ninfa, fu condannato a non specchiarsi in altri che in se stesso, fino ad annullarsi. <br />
<br />
Ora, se c&#8217;è una cosa che le donne non sopportano  è essere rifiutate dal maschio al quale si offrono. Ma il maschio è forse in obbligo di accettare in ogni caso? Chi lo stabilisce? Afrodite? Venere? Il diritto naturale? Un laico spirito di carità verso l&#8217;altrui? E perché le donne sorde al richiamo del maschio innamorato (il che succede tanto più spesso del contrario&#8230;) non subiscono la stessa punizione, e non sono almeno imputabili di egocentrismo, insensibilità alle &#8220;sollecitazioni emotive&#8221; ecc&#8230;ecc&#8230;? Mah&#8230;<br />
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L&#8217;atteggiamento narcisista appartiene solo al maschio?<br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-nar1.jpeg"></a><br />
Solo i maschi sono narcisi?  Non mi sembra. Non mi risulta. Il narciso, in una delle accezioni derivate dal mito e  che ormai usiamo più frequentemente, è colui che ha assunto il proprio aspetto fisico come fonte di autocompiacimento e di gratificazione usandolo (anche...) per confermarsi nelle sue più basiche pulsioni virili verso la donna&#8230; La quale, del resto, non (sempre...) sembra gradire. Riferisce la Castoldi, in un capitolo del libro significativamente intitolato <i>La femminilizzazione dell&#8217;uomo</i> (io avrei scritto del &#8220;maschio&#8221;)  come il fenomeno, reso vieppiù evidente proprio in conseguenza della emancipazione femminile, è vissuto dalla donna come una  sorte di &#8220;nemesi divina&#8221;: <i>&#8220;Abbiamo voluto la parità? Eccoci servite: gli uomini se la sono presa&#8230;&#8221;</i>. Ripeto: lo afferma la Castoldi, non io...<br />
 <br />
I maschi, fino a ieri, puntavano su altri fattori seduttivi, ora si sono ridotti (non tutti, per fortuna...) a voler <i>&#8220;essere protagonisti sulla scena anche  per le loro qualità estetiche&#8221;</i>. Esattamente come le donne, per essere protagoniste, hanno assunto, spesso peggiorandoli, atteggiamenti a attributi maschili (tale ultima metafora non è usata a caso&#8230;). Un ulteriore &#8220;segno dei tempi&#8221; - direbbe Guènon: il rovesciamento dei ruoli e la loro confusione&#8230; Ma se tanto è, il narcisista sotto specie post-mitica è un cattivo imitatore di un atteggiamento che appartiene tipicamente alle femmine del genere umano (e non solo a questo...).<br />
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L&#8217;istinto a  specchiarsi nell&#8217;altro è sintomo di una malattia psichica?<br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-nar3.jpeg"></a><br />
La crisi del maschio sarebbe avvenuta per quel noto fenomeno di emancipazione femminile che le stesse donne (le più avvedute&#8230;) guardano già con qualche dubbio sul merito e sui vantaggi che avrebbe loro arrecato:  rifiutandosi di essere semplice suppellettile riflettente dell&#8217;arredamento affettivo del maschio, hanno provocato in lui i dissesti identitari ormai noti&#8230;<br />
<br />
Intendiamoci: sono assolutamente convinto che a questo ruolo era giusto, e necessario anche storicamente, che la donna si ribellasse&#8230; Ma quella funzione specchiante, era da annullare del tutto? Non procurava qualche sicurezza identitaria anche a lei (la donna)? Non era un modo perché anche lei (la donna&#8230;) si confermasse in qualche istinto basico della propria costituzione femminile? Mi esento dal tentare una risposta perché mi sono arreso da tempo all&#8217;insondabile mistero della donna, soprattutto quella moderna&#8230; Ma se il maschio è in crisi - e lo è  - non mi sembra che la donna (&#8230;moderna) scoppi di salute psichica&#8230;<br />
 <br />
La possibilità di specchiarsi nell&#8217;altro offre all&#8217;uomo - maschio e femmina - la possibilità di conoscersi, valutare qual è il proprio stato di salute, migliorarsi nell&#8217;aspetto e nei modi, aprirsi a esperienze cognitive che gli fanno superare in maniera molto naturale la finitudine della sua condizione individuale&#8230; Tutto ciò è un male? Afferma la Castoldi: <i>"Vedersi riflessi e piacersi è una vera fortuna e rende più comprensivi e accettanti anche nei confronti degli altri. Le persone che non sanno accettarsi risultano, infatti più chiuse severe meno sicure e indulgenti verso i propri simili." </i>E anche se quel particolare specchio che sono gli occhi di una donna è <i>&#8220;deformante&#8221;</i> (lo definisce così la Castoldi, non io&#8230;), la stessa autrice ammette serenamente che: <i>&#8220;(&#8230;) per molto tempo hanno contribuito ampiamente a migliorare e risanare l&#8217;immagine maschile. Hanno colmato vuoti, smussato angoli e abbellito facciate. Hanno esaltato pregi e qualità ma, soprattutto, hanno corretto imperfezioni e mancanze&#8230;&#8221;</i>. Se poi, tale opera benefica ha trasformato per contrappasso <i>&#8220;un numero consistente di uomini in narcisi fragili e immaturi, insensibili alle esigenze delle loro compagne&#8230;&#8221;</i> la responsabilità deve ricadere solo ed esclusivamente sul maschio, ma non depone in favore dell&#8217;abolizione dello specchio&#8230; (Che, infatti, quando viene meno e il rapporto va in crisi, è talvolta surrogato con quello dello psicoterapeuta&#8230;).  <br />
<br />
Sarebbe stato forse più saggio cambiare il gioco prospettico di luci e riflessi, modificare l&#8217;angolazione del punto di vista, essere prismatiche semmai. Non frammentarsi. Perché questo, infine, è accaduto: la donna non ha sottratto lo specchio all&#8217;uomo: l&#8217;ha frantumato&#8230; Poi, come sempre: chi rompe paga e i cocci sono i suoi&#8230;<br />
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Conclusioni<br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080212-nar4.jpeg"></a><br />
Al maschio in stato di progressivo sbandamento (anche&#8230;) per il venire meno dell&#8217;immagine che lo specchio-donna gli offriva e non gli offre più, la psicoterapo-autrice propone lo stesso rimedio consigliato, in un altro libro, alle donne: <i>Meglio sole </i>(Ed. Feltrinelli). <br />
<br />
Intendiamoci: io credo che qualsiasi tipo di dipendenza  sia assolutamente limitatrice delle possibilità di espansione della propria personalità e della conoscenza del proprio essere-chi-si-è&#8230; (e la dipendenza da altre persone, inclusa quella dal proprio analista,  è una delle più perniciose&#8230;). E, anzi, credo insieme alla Castoldi che, proprio in conseguenza delle modalità del rapporto maschio-femmina come si è andato sviluppando nelle attuali contingenze epocali, è meglio, molto meglio stare o imparare a stare soli&#8230; Di più: credo che la solitudine offra possibilità cognitive e autocognitive di rilevanza superiore a un accoppiamento qualsiasi come fuga alla incapacità di stare da soli&#8230; Ma - mi e vi chiedo - la solitudine è il rimedio alla disintegrazione della coppia? Può essere la condizione ideale del monaco eremita, ma chi ha deciso di rimanere nel mondo può votarsi felicemente a questa condizione? Può verificarsi la necessità che un certo periodo di ritiro dal girotondo sentimental-erotico-affettuoso offra l&#8217;occasione di un ripensamento della propria condizione esistenziale e anche del modo di rapportarsi all&#8217;altro/a&#8230; E può essere che qualcuno/a ci prenda veramente gusto e decida di mantenersi in condizione singolare&#8230; Ma, in questo caso,  a costo di quali rinunce? <br />
<br />
La conquista di nuovi ruoli nella società da parte della donna è salutare e irreversibile: il suo contributo arricchisce per innate qualità creative uno scenario che il maschio ha condotto ad un punto epocalmente morto&#8230;  Ma questo esclude che maschio e femmina non debbano rientrare in godimento del tradizionale gioco dello specchio che ha garantito al loro rapporto, nei secoli, un qual certo salutare equilibrio?  Non propongo di tornare indietro ma di verificare nei nuovi spazi aperti (dalla donna&#8230;), e con regole nuove (da stabilire insieme&#8230;), una dinamica di conoscimento e riconoscimento al quale - mi ostino a credere - non è stato giovevole per nessuno rinunciare.<br />
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Se la guerra è diventato un esercizio di calligrafia  terroristica; la religione una vacanza sulle vette di plastica della new age; l&#8217;arte un emporio dell&#8217;usa e getta e il sesso una ginnastica dopolavoro, la rinuncia al  rapporto fra maschio e femmina significa anche farsi mancare la più originaria e naturale  forma di sperimentazione dell&#8217;altro da sé. <br />
<br />
Inoltre - e qui mi spingo all&#8217;estremo - il gioco dello specchio è imprescindibile per quel particolare rapporto fra maschio e femmina ormai entrato in uso definire di tipo &#8220;fusionale&#8221; (e per la cui chiarezza, preferisco rinviare ad Aldo Carotenuto in  <i>Amare Tradire</i>, Ed.Bompiani, il quale, detto per inciso,  lo sconsiglia assolutamente).<br />
 <br />
Trattasi - è bene dirlo - di una delle esperienze più profonde e rischiose che ancora sia possibile all&#8217;uomo (maschio e femmina&#8230;) dell&#8217;età moderna per trascendere (o per cogliere degli aspetti che trascendono) i limiti della contingenza meramente individuale:  per sperimentarsi oltre lo specchio è necessario che lo specchio ci sia, così come per andare oltre una data condizione limite è necessario che il limite esista (en passant: oltre il limite ci si può perdere talvolta, ma ci si perde sempre quando non c&#8217;è limite&#8230;).<br />
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Per la fortuna dei molti che non potrebbero permettersela senza restarne spezzati, è un&#8217;esperienza molto difficile da realizzare: se non altro perché è necessario che le due metà della mela platonicamente spaccata tornino a riconoscersi e a com-baciarsi al millesimo (&#8230;e la volontà,  sia per riconoscersi che per com-baciarsi, non può nulla: la &#8220;cosa&#8221;, semplicemente, accade <i>se</i> accade&#8230;).<br />
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Il rapporto fusionale, eterno sotto specie metafisica, è soggetto, infatti, alle stesse fragilità di qualsiasi altro tipo di rapporto d&#8217;amore secolare (perché lo resta a tutti gli effetti&#8230;). Solo che quando si rompe questo si va dall&#8217;avvocato e ci si separa civilmente, con qualche sofferenza, certo, ma senza gravi conseguenze&#8230; ma quando va in crisi il rapporto fusionale, si aprono abissi i cui lampeggiamenti dal fondo alludono in maniera molto realistica all&#8217;inferno. Che ci si possa salvare è molto dubbio. Ma Hölderlin sapeva che: <i>&#8220;La salvezza cresce là dove cresce il pericolo&#8221;</i>. </b><br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>miro renzaglia</b></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=529</comments>
 <pubDate>Tue, 12 Feb 2008 12:07:18 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>foibe...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=527</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080210-2004510402603801428_rs.jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>10 FEBBRAIO<br />
UNA MEMORIA (NON ANCORA) CONDIVISA</b><br />
</div><br />
<br />
<div style="text-align: right"><i>La serenità, la buona coscienza, la lieta azione, <br />
la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che <br />
si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, <br />
quanto ricordare al tempo giusto. </i><br />
F. Nietzsche</div><br />
<br />
<b>Ho meditato molto un articolo di &#8220;ricordo&#8221; delle foibe. L&#8217;avevo anche scritto, chiosando la citazione in testa di Nietzsche. Poi, l&#8217;ho cestinato. Nonostante la nessuna enfasi che mi animava, avrebbero sempre potuto dire, come fa Claudio Magris nel corpo dell&#8217;articolo di cui, più avanti, è riportato lo stralcio saliente, che: <i>&#8220;la cecità e il regressivo abuso dell'estrema destra coltiva il ricordo di quelle tragedie e di quei crimini non tanto per ricordare le vittime e condannare i precisi colpevoli e complici, bensì per rinfocolare inumani e generici rancori razzisti antislavi...&#8221</i>. Non è il timore di dover affrontare critiche e polemiche di questo tipo che mi ha frenato: ci sono abituato e mi sarebbe facile confutarle. Il fatto è che a  me non piace fare &#8220;chiasso&#8221; sulla memoria di una tragedia che pure, ormai,  dovrebbe essere condivisa e, qualora lo fosse, non potrebbe dare adito a nessun chiasso e a nessuna polemica. Ma non lo è, se non nelle menti che hanno superato il baratro della fazione partigiana che divide persino nel dolore comune. Così, ho preferito dare la parola a chi, quelli che leggerete di seguito, per sua storia personale non può essere accusato di spirito di parte o di istigazione all&#8217;odio, antislavo o anticomunista che sia... </b> (m.r.)<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080210-NormaCossetto.JPG"></a></div><br />
<div style="text-align: center"><b>Norma Cossetto</b><br />
Medaglia d'oro al merito civile alla memoria</div><br />
<br />
<br />
<b>Claudio Magris</b><br />
scrittore <br />
<br />
<b>La verità, diceva Gramsci, è sempre rivoluzionaria; tenerla nascosta non è solo un inganno e una truffa, ma un inquinamento che avvelena e tarpa  la vita di tutti, anche di chi la reprime e prima o dopo ne paga il fio. La verità può essere soffocata in tanti modi: tacendola, alterandola, isolandola dalla vita e dalla storia in cui s'inserisce (...).<br />
<br />
Ho scritto più volte dei crimini delle foibe (e dell'esodo istriano, fiumano e dalmata, che ha coinvolto pure persone della mia famiglia); ne ho scritto già in anni lontani, quando tanti che ora se ne sciacquano la bocca se ne infischiavano altamente. Ne ho scritto sul Corriere della Sera , giornale di una certa diffusione, e ne hanno scritto, con ben maggiore autorità, storici e studiosi, le cui opere rigorose e precise erano e sono accessibili a chiunque desideri conoscere questa verità. In quegli articoli denunciavo, come altri ben più autorevoli di me, l'oblio di quella tragedia e di quei crimini, l'indifferenza, il cinismo e l'ignoranza nei loro confronti.<br />
<br />
Sottolineavo la viltà e il calcolo opportunista di tanta sinistra italiana, che in nome di un machiavellismo da quattro soldi, destinato a ritorcersi contro se stesso, cercava di ignorare, dimenticare e far dimenticare il dramma dell'esodo istriano, fiumano e dalmata e gli eccidi delle foibe, affinché non si parlasse di crimini commessi dal comunismo o in nome del comunismo (...).</b><br />
<br />
<br />
<b>Gino Paoli</b><br />
cantautore<br />
<br />
<b>Mio padre, figlio di un operaio analfabeta delle ferriere di Piombino, aveva fatto l&#8217;accademia di Livorno ed era arrivato ai cantieri di Monfalcone come ingegnere navale. Là aveva sposato mia madre, che invece veniva da una famiglia benestante, i Rossi. Io sono nato nel 1934 e ho vissuto i primi mesi a Monfalcone, poi ci siamo trasferiti a Genova. Dieci anni dopo, parte della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all&#8217;italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone. I partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, vennero a prenderli di notte: un colpo alla nuca, poi giù nelle foibe. Mia madre e mia zia non hanno mai perdonato. Mi ricordavano spesso i nomi dei loro cari spariti in quel modo, senza lasciare dietro di sé un corpo, una tomba, una memoria. Peggio: una memoria negata. Una parte della nostra famiglia è finita nelle foibe e di queste cose per decenni non si è parlato. E la sinistra porta una responsabilità culturale, perché il partito doveva coprire la connivenza dei partigiani rossi con la strategia di Tito.</b><br />
<br />
 <br />
<b>Renzo Martinelli</b><br />
regista<br />
<br />
<b>Qualche anno fa ho girato un film che si intitolava &#8220;Porzus&#8221;. Raccontava una brutta storia, la peggiore fra quelle della resistenza italiana. Un gruppo di partigiani comunisti, su ordine della federazione del Partito comunista di Udine e su pressione del Nono korpus sloveno, quindi dei soldati di Ti-to, uccise ventidue partigiani di formazione cattolica della brigata Osoppo. Il film, di cui la Rai detiene i diritti, non è mai andato in onda e non è mai stato diffuso come home video, un motivo è che la Storia la scrive chi vince e siccome in Italia culturalmente hanno prevalso i comunisti, certi fatti non si possono raccontare. Sono diventati tabù (...).<br />
<br />
Riguardo alle foibe, la fiction tv &#8220;Il cuore nel pozzo&#8221; è stata un&#8217;occasione mancata. Si racconta la storia senza mai nominare i comunisti. Limitandosi a chiamare genericamente gli slavi &#8220;aggressori&#8221; o &#8220;titini&#8221;, come se fossero dei canarini. Quando invece stavano compiendo un genocidio comandato. Inoltre, il protagonista della fiction è uno slavo a cui viene sottratto il figlio e che per vendetta attua una strage. In questo modo, si tende a giustificare questo personaggio. Dimenticando che quello delle foibe fu un genocidio sistematico programmato dalla Jugoslavia nei confronti delle popolazioni di confine (...).<br />
<br />
Anche la strage di Porzus avvenne al confine con la Jugoslavia di Tito. Quella zona d&#8217;Italia ha pagato la vicinanza ad essa, ritrovandosi un partito comunista foltissimo, che coprì chi aveva compiuto l&#8217;eccidio. Tutti gli autori della strage furono condannati all&#8217;ergastolo in contumacia, perché prima del processo Togliatti li aveva fatti scappare in Jugoslavia. Non ci fu un giorno di galera per nessuno.</b>]]></description>
 <category>Generale</category>
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 <pubDate>Sat, 9 Feb 2008 23:28:59 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>ri - &amp; - letti</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=526</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080207-cervello_383x273[1].jpg"></a></div><br />
Una ricerca ripropone l'antico dilemma. E' così diffusa che Einstein la definì indefinita come l'Universo. Può colpire tutti, il genio e il tonto, Napoleone e Custer. Da Adamo ed Eva fino a Homer Simpson e Mister Bean.<br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>LA STUPIDITA' UMANA, MALATTIA INCURABILE</b><br />
<b>Fabio Florindi</b><br />
(Libero, 20 gennaio 2008)</div><br />
<br />
<b>E' antica quanto l'uomo ed è la forza più pericolosa del cosmo. Di cosa stiamo parlando? Ma della <b>stupidità</b> ovviamente. Tanti sono gli aforismi redatti su questa prerogativa umana di cui anche recentemente si è occupato un team di studiosi dell'Università di Exeter (Gran Bretagna).</b>Scienziati che hanno perfino identificato l'area del cervello che si attiva quando l'essere umano sta per ripetere un errore già commesso in passato, innescando un segnale di allarme che dovrebbe impedire il ricadere stupidamente negli sbagli già compiuti più volte. Perfino uno scienziato del calibro di <b>Einstein</b> si scomodò per sentenziare: "Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo all'universo ho ancora dei dubbi". Sull'universo sappiamo che Einstein si sbagliava, visto che la sua finitezza è stata misurata, mentre sulla stupidità nessuno è riuscito a smentirlo. <br />
<br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080207-r44266_114305[1].jpg"></a></div><br />
<br />
<b>Mitologia e Bibbia</b><br />
Che il problema non fosse da poco lo si era capito già nel 250 a.C., quando il libro biblico dell'Ecclesiaste avvertiva: <b>"Infinito è il numero degli stolti"</b>. Del resto primo uomo e primo stupido della storia coincidono, cosa c'è di più sciocco, infatti, che perdere il paradiso per assaggiare il frutto proibito? <b>Adamo</b> docet... E che dire della stupidità nel mito greco, rappresentata da <b>Epimeteo</b>? Il suo nome significa "colui che riflette dopo". E' lui, infatti, ad aprire il vaso di Pandora, liberando così tutti i mali del mondo che vi erano rinchiusi. Un'altra stupidaggine la compì quando gli venne assegnato l'incarico di distribuire le facoltà naturali a tutti gli esseri viventi. Cominciò a distribuirle a caso e quando arrivò all'uomo si rese conto che non gli restava più nulla. Dovette rimediare il fratello, <b>Prometeo</b>, rubando il fuoco agli dèi e regalandolo agli uomini assieme al sapere tecnico, all'intelligenza e alla cultura. La tv di oggi è piena di personaggi stupidi e divertenti come <b>Homer Simpson, Mister Bean e Forrest Gump</b>, per fare qualche esempio. E prima ancora lo erano alcune figure della letteratura come<b> Calandrino </b>del Decamerone di Boccaccio e <b>Zanni</b>, servo sciocco della commedia dell'arte.<br />
<br />
<b>Problema basilare</b><br />
Persino i grandi statisti hanno sempre avuto ben presente il ruolo fondamentale della stupidità nella vita dei loro paesi. <b>Charles De Gaulle</b>, ad esempio, ad un ammiratore che gli aveva gridato "Morte ai cretini, mio generale", rispose: "Caro amico, il suo programma è troppo ambizioso". Alla stupidità è stato dedicato anche un premio, il <b>Darwin Awards</b>, riservato a chi "ha aiutato a migliorare il patrimonio genetico umano eliminandosi dalla faccia della Terra in modo spettacolarmente stupido". La geniale idea venne nel 1993 a <b>Wendy Northcutt</b>, una studentessa dell'Università di Stanford, negli Usa, che cominciò a collezionare storie di morti stupide. Per vincere il Darwin Awards bisogna comportarsi in modo spettacolarmente idiota, tipo usare un accendino per illuminare un serbatoio di benzina onde verificare che non contenga materiale infiammabile (è successo a San Paolo in Brasile nel 2002), oppure infliggersi una ferita mortale per verificare se il proprio giubotto è "a prova di coltellata" (è accaduto l'anno scorso in Inghilterra). <br />
<br />
Ma come si può definire la stupidità? Esistono delle regole per individuarla? <b>Il primo luogo comune da sfatare è che la stupidità sia il contrario dell'intelligenza</b>. Ci sono persone intelligenti, infatti, che a volte fanno cose stupide. <b>Carlo Cipolla</b>, storico ed economista italiano. ha definito stupide "le persone che causano danno agli altri senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno". Stupido può essere gettare sassi dal cavalcavia o allagare la propria scuola. <br />
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<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080207-stupidita[1].jpg"></a></div><br />
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<b>Le persone intelligenti tendono a sottovalutare i rischi connessi alla stupidità</b>. Secondo Cipolla, infatti, "ognuno di noi sottovaluta sempre il numero di stupidi in circolazione e le persone non stupide tendono a sminuire il potenziale nocivo delle persone stupide". A queste "regole generali", <b>Giancarlo Livraghi</b>, studioso della comunicazione, aggiunge: "In realtà in ognuno di noi c'è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo. E se ci si trova assieme ad altre persone l'effetto cresce in modo geometrico". D'altra parte che le folle fossero più stupide delle singole persone che le compongono, la psicologia l'aveva già capito più di un secolo fa. Ma c'è un altro fattore che amplifica la stupidità: trovarsi in una posizione di comando. "Le <b>persone al potere </b>- spiega Livraghi - sono spesso indotte a pensare che sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell'umanità. E sono circondate da cortigiani e profittatori che rinforzano questa illusione". <br />
<br />
Per questi motivi chi comanda arriva a compiere le più grosse sciocchezze nell'accondiscendenza generale. La storia è piena di esempi. <b>Luigi XVI</b>, il 14 luglio 1789 (giorno della presa della Bastiglia), annotò sul suo diario: "Oggi niente di nuovo". Il generale <b>Custer</b> nel 1876, con poche centinaia di uomini decise di attaccare un grande accampamento <b>Sioux</b>. Inutile dire che i soldati americani vennero massacrati. Perfino il più grande stratega della storia, <b>Napoleone</b>, nel 1812 decise di attaccare la Russia in pieno inverno. La sua armata venne decimata dal freddo ancora prima di poter affrontare il nemico in battaglia. <br />
<br />
<b>Insomma, nessuno è immune dalla stupidità</b>, una piccola dose ce la portiamo dentro tutti. Ma non sempre, però, è un guaio. La stupidità ha, infatti, una funzione evolutiva: ci permette di sbagliare e nell'esperienza dell'errore c'è sempre un progresso della conoscenza. Il punto chiave diventa riconoscere i propri errori e correggersi. Un ampio servizio del mensile "Focus" tratta l'argomento con ricchezza di particolari. Non ci resta quindi che concludere facendoci un augurio. Che alla base della stupidità ci sia veramente <b>una lesione in quell'area del cervello identificata dai neurologi di Exeter</b>; e che questa lesione in qualche modo possiamo riuscire a suturarla sconfiggendo così, definitivamente, la stupidità.<br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>Fabio Florindi</b></div><br />
]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=526</comments>
 <pubDate>Sat, 9 Feb 2008 11:27:45 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>al voto... al voto...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=525</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080208-ja1.jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>IL VOTO, IL VUOTO E COME RIEMPIRLI<br />
miro renzaglia</b></div><br />
<br />
<b>Dunque, inizia il balletto: si va (chi ci va...) di nuovo alle urne...</b><b>Come avevo previsto, ci si va (chi ci va...) con la vecchia legge elettorale, detta &#8220;porcellum&#8221;, da: &#8220;è una porcata&#8221; come l&#8217;ebbe a definire il suo stesso estensore: tal Calderoli di Val Padania.<br />
<br />
A Berlusconi si può imputare qualsiasi cosa, tranne quella di essere scemo: e che? le castagne dal fuoco degli inetti a tutto gliele doveva togliere proprio lui? Al voto... al voto: tanto, peggio di così...<br />
<br />
C&#8217;è chi dichiara di voler correre da solo, come il kennedyano Veltroni e chi ci vorrebbe andare ma non sa come (a tal proposito, una bella canzoncina di Alberto Sordi - &#8220;Te c&#8217;hanno mai mandato...&#8221;, con quel che segue - gioverebbe a schiarire le idee ai recalcitranti...).<br />
<br />
Un centrosinistra incapace di qualsiasi autocritica - ah! com&#8217;erano bravi i compagni di un tempo a farla... non serviva a rinsavirli dal loro dogmatismo, però: volete mettere l&#8217;effetto? - ha già cominciato a buttare addosso al centrodestra la croce di non aver voluto avviare un governo di transizione per le necessarie riforme: in primis, appunto, quella elettorale...<br />
<br />
Dimentichi, i centrosinistri, che hanno avuto due anni di tempo per varare una riforma, sempre quella elettorale che il centrodestra, pur producendo una porcata, varò in pochi mesi... <br />
<br />
Il che non gli giovò per niente: a conti fatti, con il sistema elettorale precedente avrebbe, il centrodestra, rivinto comodamente le elezioni del 2006... Purtroppo, a far di conto, in Italia, sono rimasti pochi...<br />
<br />
Oppure, sono bravissimi a farli, i conti. Per esempio:  se correranno da soli, il Pd e Fi andranno ad un testa a testa sul filo del 30 per cento cadauno. Il che, sommato, fa un bel 60 per cento: quanto basta per un governo di &#8220;larghe intese&#8221; sul modello tedesco: come caldeggia il qual buon vento del tutto si può fare...<br />
<br />
Sarà divertente vedere, se tale ipotesi avesse a verificarsi, come concilieranno, a conti fatti, le promesse di scanno biblico che i due partiti già si promettono alla vigilia della campagna elettorale.  "Quisquilie", direbbe il grande Totò: gli italiani hanno memoria breve, anzi: brevissima e sono sempre pronti a commuoversi davanti ad un lieto fine dove i presunti avversi si riconoscano fratelli... <br />
<br />
Gli altri scenari possibili, sempre all'ultima conta, rimetteranno in discussione i programmi elettorali di chi, eventualmente, correrà da solo, con quelli di chi li dovrà riaccompagnare all&#8217;ennesima stagione del &#8220;Signore, comandi...&#8221;, come conviene ai camerieri al tavolo...<br />
<br />
L&#8217;unico elemento di novità vera, sarebbe quello di una rappresentanza anche minima, anche sparuta della cosiddetta &#8220;destra radicale&#8221; o neofascista a tutto tondovale... Un&#8217;area che dovrebbe solo motivare con la sua presenza in quelle due aule sorde e grigie un programma di sette punti semplici, lampanti, efficaci: <br />
<br />
·	sovranità nazionale<br />
·	sovranità monetaria<br />
·	moratoria del debito pubblico<br />
·	socializzazione delle imprese produttive<br />
·	energia nucleare<br />
·	proprietà della casa<br />
·	acque pubbliche<br />
<br />
Il resto, a parere di chi scrive, verrà da sé... O quasi...</b><br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>miro renzaglia</b></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=525</comments>
 <pubDate>Thu, 7 Feb 2008 17:28:39 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>CARLO PARLANTI. CRONACHE DAL CARCERE DI AVENAL</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=523</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080206-CARTONE.JPG"></a></div><br />
Dopo molto parlare di <b>Carlo Parlanti</b> (cfr in archivio i numerosi post sul suo caso), da questo momento parlerà lui stesso... E, con il racconto che segue, il suo ci appare subito un bel dire... (m.r.)<br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>IL RE DEL CARTONE<br />
Carlo Parlanti</b></div><br />
<br />
<b>Mai e poi mai mi sarei immaginato di veder arrivare il giorno in cui avrei comprato una valigetta porta-documenti di cartone; ed invece, eccolo qua!</b><b>A dir la verità non si tratta proprio di una valigetta quanto più che altro di una scatola molto elegante. E’ fatta di cartone molto resistente ed al tempo stesso sottile (penso sia quello delle spedizioni che arrivano dalla Prison Industry Authority). Sta in piedi da sola, proprio come una vera valigetta e su uno dei lati lunghi ha persino un’indentatura semicircolare per afferrare con più facilità i raccoglitori e le riviste all’interno.  Su uno dei lati corti ha due piccole tasche protendenti, sempre rigorosamente di cartone: la prima per penne e matite e la seconda, minuscola, per gomma e tempera-matita.<br />
<br />
Le rifiniture sono così curate che anche i profili, che normalmente avrebbero esposto le venature ondulate del cartone, sono stati coperti con striscioline di carta ricavare dallo stesso pezzo di materia prima. Il tutto incollato con cura e poi addirittura rifinito con carta smeriglio per ammorbidire gli inevitabili stacchi.<br />
<br />
L’artigiano che ha dato vita a questa creazione di chiama Ernie e nella vita normale fa il carpentiere: mi viene facile credere che sia un carpentiere in gamba, dopo aver visto cosa riesce a fare con del semplice cartone. Sto scrivendo su una tavoletta “made in Ernie”. Gli ho visto cucire ed incollare curiosi tavolini da caffé, robusti scaffaletti per televisioni, eleganti contenitori per i pezzi degli scacchi oppure semplici cestini per la spazzatura. Tutto quello che il rigore carcerario ci fa mancare, Ernie lo crea dal nulla e dal cartone.<br />
<br />
Io sono una persona ordinata all’eccesso, quasi anale nella mia precisione potrebbe dire qualcuno. Deve essere per questo che Ernie l’altro giorno mi ha avvicinato e spiegato il suo progetto per me. <br />
<br />
Forse gli sembravo goffo nel cercare di tenere in ordine tutti i miei fogli, scritti e riviste cercando di occupare in fretta uno dei pochi tavoli disponibili. Il lusso dell’ordine mi sarebbe costato due dollari, ma è diventato un intero deodorante dopo che ho visto Ernie esercitare la sua magia sulla valigetta per un giorno intero (ben tre dollari al valore di mercato corrente).<br />
<br />
Ernie è un tossicodipendente ed una volta mi ha confessato, senza ombra di imbarazzo, di amare la sua droga; forse si farà di nuovo quando uscirà da questo posto. Di sicuro vedendo quelle sue mani plasmare il cartone non ho potuto fare a meno di pensare che ci debba essere un modo migliore: Ernie ci starebbe così bene a bere un bicchiere di Chianti con un paio di tipi che conosco io a Borgo a Buggiano.<br />
<br />
Come faccio a spiegarvi la gioia che si prova nel riuscire a tenere in ordine quattro fogli di carta dopo aver vissuto per tre anni con metà della tua roba in sacchetti come un senzatetto? Di sicuro di spiegazioni non ne ha bisogno Wayne (è lo stesso delle poesie da suicidio del blog "Voci di Avenal"); appena ha letto la felicità nei miei occhi ha cominciato a disegnare sulla valigetta false etichette con i nomi delle prigioni e degli aeroporti del mio incubo lungo quattro anni. Così, oltre all’ordine regalatomi dal Re del Cartone, posso anche immaginarmi di respirare l’aria viziata di quei terminali d’aeroporto che ormai stentavo quasi a ricordare.<br />
<br />
Almeno fino alla prossima ispezione…</b><br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>Carlo Parlanti F25457 <br />
310-1-12U</b></div><br />
<br />
<b>P.S.<br />
Il Re del Cartone è:<br />
Ernie Gutierrez F37883<br />
310-1-14L</b><br />
]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=523</comments>
 <pubDate>Wed, 6 Feb 2008 12:25:21 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>andy capp ci scrive</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=522</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080205-andy2.jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>DEL CALCIO, DEL RUGBY...<br />
e di altre ipocrisie<br />
Andy Capp</b></div><br />
<br />
<b>Mi chiamo Andy Capp. Vi ricordate di me? Sicuramente qualcuno di voi mi ha visto anche qui in Italia sulle strisce di quel giornaletto di enigmistica. Mi sono visto molte volte anche sugli stendardi dei ragazzi allo stadio, ed anche su internet, se andate sul motore di ricerca e scrivete il mio nome, potrete capire certamente chi sono.</b><b>Vi spiego anche perché ho deciso di scrivervi. Come sicuramente qualcuno di voi sa, sono un grande amante dello sport, oltre che del biliardo e delle freccette. Amo il calcio ed il rugby, a volte pratico anche sport, e come non ricordarsi di tutte le risse che ho causato in campo, soprattutto con l’arbitro, che poi è il padrone di casa al quale pago la pigione ogni mese. Amando questi due sport, volevo scrivervi, perché mi sento un po’ indignato, dal teatrino del politicamente corretto che sto vedendo da voi, qui in Italia, in questi giorni. Questo teatrino, lo vedo soprattutto intorno al rugby. Io amo questo sport. Sono contento che l’Italia stia facendo dei buoni “6 nazioni”, e che anche qui sta nascendo la passione per questo gioco, che sia difficile trovare un biglietto al Flaminio per vedere la nazionale, e che nascano in periferia, anche molti campi per praticare il rugby. Sono contento, anche perché avrò modo, quando verrò qui ogni tanto, di sedermi al bar a tracannare birra e vedere anche qualche bella partita.<br />
<br />
Amo questo sport, ma non amo le ipocrisie. Ho visto, girando con la mia macchina per strada, alcuni manifesti di una nota marca di birra del vostro paese, che sponsorizzava la nazionale di rugby italica. Intorno, frasi come “Da sempre unisce e non divide”, o comunque tutto un contorno di valori, di pace, di correttezza. Trovo tutto questo molto stupido. Non trovo stupido il fatto che il rugby sia uno sport ricco di valori, ma trovo stupido il fatto che questi valori siano accostati ad un terzo tempo fuori lo stadio organizzato da questa nota marca di birra. Ma come? Proprio qui in Italia, dove allo stadio non si trova più il caffè Borghetti, perché era ritenuto troppo pericoloso per la sicurezza, si ostenta così l’uso spropositato della birra per uno sport? Ed io, non sono uno stinco di santo. Spendo tutti i miei soldi al pub in pinte di birra e non vedo l’ora di farmela questa bella bevuta dopo la partita di rugby. Ma non sopporto l’ipocrisia. Non sopporto che la società civile, che addita all’alcool le intemperanze dei tifosi, trasformi di un colpo tutto in bello e buono solo perché si parla di rugby e non di calcio.<br />
<br />
E trovo quindi inutile, questo continuo contrapporre il calcio al rugby. E non lo dico solo perché amo tutte e due questi sport, ma lo dico perché è veramente una cosa idiota. L’altro giorno, vedevo una trasmissione dove come protagonista c’era un giocatore del rugby della vostra nazionale. Lui era al centro dello studio, enorme ed immenso nella sua statura, e intorno a lui, in due gradinate erano divisi i rugbisti ed i calciatori. Si discuteva della violenza nel calcio, e di tutte quelle belle cose di cui si discute nei salotti buoni della televisione, dove intervengono intellettuali, veline, vecchi giocatori ingrassati e tutti i conduttori di ogni specie. Si parlava di Gabriele, quel ragazzo che un po’ di tempo fa è stato ucciso lì da voi. E poi, il giocatore di rugby invitava tutti ad andare a vedere questo sport allo stadio, perché gli stadi di rugby in Italia, quando non c’è il “6 nazioni” sono vuoti. Diceva di farlo, perché questo sport è pulito e lo merita. A completare la trasmissione c’era questa antitesi televisiva: dal lato del rugby c’era un poliziotto che il pomeriggio gioca a questo sport e la sera combatte gli ultras negli stadi, e nel lato del calcio c’era un giovane diffidato. Il bene e il male. Come al solito.<br />
<br />
Io conosco benissimo anche il terzo tempo. Un’usanza molto radicata nel rugby. Ho saputo, che la vostra federazione, ha obbligato i calciatori ad effettuare il terzo tempo alla fine di ogni partita. Peccato che questo dovere, sia stato fischiato in tutti gli stadi e che già alla seconda giornata di campionato, in un campo, data l’animosità della partita, non è stata rispettata questa nuova usanza. Che idiozia! Come se è il terzo tempo a risolvere la crisi del calcio. Come se è il terzo a pulire le macchie che questo sport porta con sé.<br />
<br />
Contrapporre il rugby al calcio, ripeto è una idiozia. Sono contento che i bambini abbiano modo di scegliere quale sport praticare, e che non sia solo il calcio ad essere l’unico praticabile. Ma non è mistificando l’uno, e rendendo beato l’altro, che risolvono i problemi dello sport. Io forse, non sono il più adatto a dire tutto questo, io che faccio risse al campo, che bevo birra e aizzo polemiche dentro al pub, cioè, io che rappresento proprio il prototipo di uomo di mezza età e di mezza classe sociale, che rovina la bellezza e la salute dello sport.<br />
<br />
Però credo, che le cose, vadano viste in maniera in più ampia. E’ vero, che il calcio è uno sport in declino, soprattutto qui da voi, in Italia. Sono in declino i vivai, perché le società di calcio spendono tantissimi soldi per i giocatori africani o sudamericani, non calcolando i loro giovani e non facendoli emergere. E’ anche in declino la presenza negli stadi, poiché la violenza, le leggi speciali, il prezzo dei biglietti, le restrizioni e il resto, portano via la gente, e ingrossano le tasche delle televisione che tengono soggiogate le società di calcio. In più allo stadio si muore, e Gabriele è solo l’ultimo di una lunghissima lista di caduti per il calcio. Abbiamo visto Luciano Moggi che nonostante abbia truccato un campionato, oggi è libero di dire quello che vuole dalle solite tribune. Abbiamo visto il doping, le partite giocate a tavolino, abbiamo visto e vediamo giocatori miliardari, strapagati, viziati, gonfi, e non più quelle bandiere che scompaiono. Forse sono un nostalgico, e probabilmente sbaglio a mischiare i valori sani, con i valori beceri che a volte la passione porta.<br />
<br />
Ma sono sicuro che il calcio in Italia, non cambierà, se non si rimette al centro di questo la passione, e non il denaro. Sicuramente sarà un discorso irreale, perché tutto nel calcio e nella società si muove con il denaro. Ma è solo la passione che muove tutto verso il tanto blaterato bello!<br />
<br />
I sogni dei bambini. Tutti i bambini sognano di giocare a calcio, essere dei campioni e segnare sotto la loro curva, colma delle bandiere della squadra del cuore. Il pallone, che meraviglia. Lo sport che meraviglia. Ma la meraviglia non è mai forzata. La meraviglia va accudita, ed apprezzata nella sua totalità.<br />
<br />
Forse ho bevuto troppo oggi al pub, e sto blaterando e dicendo cose senza senso. Forse faccio molta, e troppa demagogia, perché tutti sono capace a parlare e a criticare. Ma mi viene spontaneo dire tutto questo. Penso a quel bambino, che l’altro giorno è morto in un campo di calcio. E’ morto perché in un campo, definito dagli organi federali regolare e omologato, la maniglia dell’irrigatore si trovava affianco alla riga di gioco e ad altezza uomo. Il povero bambino, per caso, solo per il caso è chiaro, è morto perché correndo ed inseguendo il pallone con gli occhi non si è accorto della maniglia ed è finito infilzato. Cristo! Come si può pensare, anche se questa è una tragedia, che il calcio possa diventare uno sport pulito, se i campi definiti regolamentari sono pieni di pericolosità? <br />
<br />
Ma in barba a tutto questo, ed in barba al valore più prezioso che si ha nello sport, cioè i sogni dei bambini, si continuano a pagare i giocatori fior di euro, anche nei campi di periferia, piuttosto che pensare alla loro sicurezza. Sia chiaro, non è il caso di questo ragazzo, e del luogo dove è successa la tragedia, perché appunto è una tragedia e rimane tale. E rimane tale anche il fatto che tanti ragazzi muoiono nei campi per arresto cardiaco. Succede tante volte, e succede anche ai professionisti che sono molto controllati. Però provate a chiedere quanto siano veloci e distratte le visite mediche obbligatorie per i ragazzi nei campi di periferia, e provate anche a chiedere se sono realmente medici le persone che appaiono nelle liste di chi si siede in panchina durante le partite dei dilettanti. Nessuno, quasi nessuno, è medico. Se qualcuno si sente male, pochi sono capaci di fare qualcosa. Ma il calcio, che allora è veramente uno sport malato, di questo se ne frega: quasi nessuna società ha comprato un defibrillatore da portare per emergenze, quasi nessuno paga qualche medico, e tutto sono impegnati a costruire campi in erba sintetica di nuova generazione.<br />
<br />
Basta, sono stanco. Non mi va più di parlare. Ho mia moglie che mi sta cercando perché gli ho rubato i soldi nella borsetta per andare a bere al pub. Devo scappare.<br />
<br />
Ma ricordatevi, anche se sono solo le parole di un vecchio ubriacone inglese, che lo sport non è una chiacchiera: è dedizione, sudore, sogno, desiderio, volontà, calore, passione, gioia e dolore. Non è un terzo tempo. Anche nei campi di rugby si menano. Fa tutto parte del gioco.<br />
<br />
Il gioco.<br />
<br />
Buon gioco, buon divertimento. A noi, ed anche a chi non c’è più ed ha amato lo sport. I campioni, e chi campione non è stato. Ma soprattutto ai piccoli angeli che, per la stoltezza di noi grandi, ora non ci sono più, ma sicuramente non stanno smettendo di rincorrere una palla.<br />
<br />
Che sia ovale, o quadrata.<br />
<br />
<div style="text-align: right">Andy Capp</b></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=522</comments>
 <pubDate>Tue, 5 Feb 2008 15:03:22 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>CIAVARDINI: E UNA!!!</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=521</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080204-ciavardini.jpg"></a></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>ASSOLTO!!!</b><br />
<b>miro renzaglia</b></div><br />
<br />
<b>Luigi Ciavardini è stato assolto in appello, per "non aver commesso il fatto", dall'accusa di rapina, avvenuta nel settembre del 2005, ai danni di un'agenzia Unicredit di Roma. <br />
<br />
Nel primo grado di giudizio era stato condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione. <br />
<br />
Ciavardini resta in carcere per la condanna a 30 anni inflittagli per la "strage di Bologna" del 1981, per la quale, come nel caso della rapina, si è sempre dichiarato innocente...<br />
<br />
Liberatelo: Ciavardini è innocente, la strage NON è fascista...</b><br />
<br />
<div style="text-align: right"><b>miro renzaglia</b></div><br />
]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=521</comments>
 <pubDate>Mon, 4 Feb 2008 18:43:10 +0100</pubDate>
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 <title>giovinezza... giovinezza...</title>
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<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080204-ist2_751768_why_me.jpg"></a></div><br />
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<div style="text-align: center"><b>GIOVINEZZA... GIOVINEZZA...</b><br />
<b>Adriano Scianca</b></div><br />
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<b>«I giovani vogliono il potere? Se lo prendano. Mostrino i muscoli, se ne sono forniti, e il loro talento, se non ne sono sguarniti. Ma basta con le lamentazioni sulla gerontocrazia inamovibile, sui vecchi che occupano ogni spazio in modo prepotente e asfissiante». La gioventù dia «l’assalto alla Bastiglia dei vecchiacci che non si schiodano da sedie e poltrone. Senza lamentazioni, però. Anzi, cercando di dimostrare di essere i più bravi (sempre che sia vero)». L’invito è di Pierluigi Battista dalle colonne di ‘Style magazine’ (Vieni avanti, ragazzino, nel numero di gennaio-febbraio 2008) e suona come una condanna non solo per la gerontocrazia che asfissia il paese, ma anche per una certa gioventù che non sa più pensarsi come tale, che non sa essere creativa né conquistatrice.</b><b>Beninteso: la mancanza di ricambio generazionale nella società e nel mondo del lavoro è un problema grave, messo bene in luce, ad esempio, nell’ultimo libro di Giovanni Floris (Mal di merito, L'epidemia di raccomandazioni che paralizza l'Italia, Rizzoli 2007). «Secondo le statistiche – si legge nel testo – la nostra società è in mano agli ultracinquantenni, con un presidio molto forte di ultrasessantenni, e la percentuale di quarantenni nella stanza dei bottoni è irrisoria: sì e no il 5%». Chi ha parlato di “paese delle caste”, in questo senso, non è certo andato lontano dalla verità, posto che il sistema castale è esattamente quello in cui la mobilità sociale e la paretiana “circolazione delle elite” si riducono a zero. Continua Floris: «In Italia è semplicissimo, conoscendo i figli, risalire al mestiere del padre. Siete con un notaio? Il padre fa il notaio. Siete con un avvocato? Il padre fa l’avvocato. Imprenditore? Padre imprenditore. Giornalista? Padre giornalista. Operaio? Padre operaio». E giù dati e percentuali per illustrare nel dettaglio la situazione di un paese bloccato, incapace di selezionare nuove classe dirigenti e di dare adeguato spazio al valore e al merito di chi si affaccia nel mondo del lavoro. <br />
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Il confronto fra le classi politiche (di destra e di sinistra) dei paesi esteri e quelle (di destra e di sinistra) italiane è in questo senso particolarmente impietoso. Nel nostro Paese comandano sempre gli stessi e sempre gli stessi, che si vinca o che si perda, si ripresentano alle elezioni. La “casta” nasce anche da qui, dall’incapacità e dall’impossibilità del ricambio generazionale nelle stanze dei bottoni. All’estero si fa politica più o meno fino a sessanta anni. Dopodichè, soprattutto in caso di batosta elettorale, ci si ritira, si fa altro, si scoprono nuovi interessi. In Italia no. Il che certo non giova alle forze emergenti del paese. <br />
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Manca proprio quel compenetrarsi organico tra le differenti classe di età che ha caratterizzato i momenti meno decadenti della nostra storia. Nell’antichità europea, ricordava ad esempio già all’inizio degli anni ’80 Guillaume Faye, «non c'era transizione fra l'infanzia e l'età adulta. A Roma, si passava in un sol colpo dalla veste pretesta alla toga virile a diciotto anni. Nel Medioevo, da quando un apprendista cominciava a lavorare, quale che fosse la sua età, era integrato nel mondo degli adulti. I generali di Napoleone Bonaparte avevano spesso tra i venti e i venticinque anni, esattamente come i comandanti della battaglia di Cunaxa, descritta da Senofonte, che conducevano in battaglia le truppe di Sparta. I valori della gioventù erano organicamente integrati all'insieme sociale, allo stesso titolo di quelli dell'età matura e della vecchiaia, che rappresentavano la riflessione e l'esperienza. Gli uni controbilanciavano gli altri, senza conflitto. […] Giovinezza significava tutto il contrario di quanto significa oggi: non una seconda infanzia prolungata, ma l'ingresso nel mondo degli uomini, nel mondo vero. Per farla breve, non c'era giovanilità, ma la “giovinezza” penetrava i valori sociali. […] Il vero adulto — il vir dei Romani, il kalòs kàgathòs dei Greci — faceva coabitare in sé una giovinezza dionisiaca e una padronanza apollinea, ma soprattutto non intendeva “restare” giovane, proprio per poter attualizzare, in quanto adulto padrone di se stesso, quella parte del suo animo che, qualsiasi cosa succedesse, restava sempre creativa e giovanile». (Gli eroi sono stanchi, in ‘L’Uomo Libero’ n° 14, aprile 1983). <br />
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Faye cita Sparta, Roma, l’età napoleonica. Eppure il giovanilismo è stato il tratto preponderante di gran parte della cultura del primo novecento. Si pensi solo alle invettive di Giovanni Papini, che nel 1914 lanciava i suoi appelli infuocati contro l’istituzione scolastica. «Ma cosa hanno mai fatto – si chiedeva l’intellettuale toscano – i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? […] Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?». I giovani, insomma, come “nuovi barbari” ricolmi di energia vitalistica, venuti a redimere un mondo putrescente. «Bisogna chiuder le scuole - tutte le scuole – continuava Papini –. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri. Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega. Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative». <br />
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Uno spirito libertario che sembra riecheggiare le tesi situazioniste di un Raoul Vaneigem. Ma che trova interessanti attualizzazioni anche in alcuni aspetti del fascismo che neppure un santone della cultura progressista italiana come Carlo Lizzani si è sentito di criticare in toto. In una celebre intervista a “Io Donna” di qualche mese fa, anzi, il regista che curò il documentario sui funerali di Enrico Berlinguer, parlò con toni molto ispirati della sua esperienza di ventenne nei Guf mussoliniani. Erano anni, quelli, in cui anche un ragazzo poteva «sentirsi parte di un processo più ampio, cioè la modernizzazione dell’Italia operata dal fascismo. Per noi ragazzi – continuava il cineasta – si aprirono le porte di pubblicazioni come “Primato”, con Bottai e altri gerarchi che offrivano la possibilità ai giovani di scrivere per le principali riviste. Il Centro sperimentale di cinematografia, un’invenzione fascista, proiettava i film sovietici. Ci sentivamo promossi come nessun’altra generazione prima di noi. Le parole d’ordine erano “largo ai giovani” e “la borghesia la seppelliremo”, mentre i nostri padri venivano da società gerontocratiche, bloccate. I Littoriali erano grandi gare giovanili che davano ai diciottenni l’opportunità di viaggiare, uscire di casa, sentirsi autonomi rispetto alla famiglia e ai canoni borghesi». <br />
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«Noi universitari – proseguiva Lizzani – eravamo nei Guf, i Gruppi universitari fascisti. Io addirittura al liceo, quando seppi che ai Guf si proiettavano opere che in giro non si vedevano, mi infilai e iniziai a frequentarli per vedere i film di René Clair e quelli del Centro sperimentale. Nel Radioguf i giovani si esercitavano a fare la radio. Ai Teatriguf fecero i primi provini Anna Proclemer e Giulietta Masina. Si veniva catapultati, con la possibilità di cimentarsi e mettersi alla prova. Oggi i Dams non hanno gli stessi mezzi. Di Teatroguf invece ce n’erano diciotto, e non solo a Roma e a Milano». Un protagonismo giovanile che sarà invece ignoto alle generazioni successive. Che anzi – e qui torniamo al discorso di Battista – sembrano accettare la gerontocrazia, l’immobilismo, la mancanza di sbocchi con una sorta di fatalismo tutto italiano. <br />
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Non a caso l’editorialista del Corriere della Sera cita il ‘68, epoca che fu probabilmente meno splendente di quanto non dicano le agiografie dei nostalgici di turno (del resto spesso riciclatisi in puri rappresentanti della Casta), ma che rappresentò in qualche modo l’ultimo tentativo di inverare l’auspicio di Marinetti: l’avvento dei giovani al potere. Esattamente in questo senso, il capofila della Nouvelle Droite francese Alain de Benoist ricorda come nel joli mai ci fosse «qualcosa che, non potendo sollevare veramente l’entusiasmo, riscaldava il cuore. In primo luogo le manifestazioni, con quell’atmosfera elettrizzante che sempre ne sprizza. Le grida lanciati a pieni polmoni, le strade prese d’assalto una dopo l’altra, le parole d’ordine, gli scontri […]. Sì, il maggio ‘68 fu un momento esaltato, una speranza di rivoluzione. Speranza delusa, ovviamente, ma perlomeno fu uno slancio, un desiderio, delle immagini». E una rivolta generazionale, aggiungiamo. Il che forse rappresenta l’unico vero messaggio che i giovani d’oggi dovrebbero trarre da quegli anni. L’idea dell’“assalto alla Bastiglia”. Eppure è esattamente questo che si è perso. <br />
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La generazione che “ha fatto il ’68” è divenuta la depositaria delle posizioni acquisite, non il trampolino verso nuove conquiste. Chiamiamoli, se vogliamo usare un linguaggio pseudohegeliano, i sessantottini “per sé” contrapposti al ’68 “ in sé”. I figli di questa cultura sono i giovani odierni che ricercano ossessivamente la “pacca sulla spalla” paternalistica per ottenere una propria nicchia di potere e visibilità che un sistema gerontocratico come pochi altri può usare come specchietto per le allodole. L’idea, insomma, è che in Italia giovani e vecchi provino lo stesso orrore per l’assunzione di responsabilità. E che i primi abbiano voglia di conquistarsi autonomamente il futuro tanto poco quanto i secondi ne hanno di lasciarglielo. Torna in mente quel passo dello Zarathustra in cui Nietzsche descrive la metamorfosi dello spirito che da cammello, disposto ad accollarsi su di sé l’eredità di valori e modi di pensare e parlare ereditati, diventa leone, per ribellarsi orgogliosamente contro ogni imposizione. E che poi, inappagato da ogni ribellismo sterile, diviene fanciullo per creare da sé il proprio mondo. «Il fanciullo – spiega il solitario di Sils Maria – è innocenza e dimenticanza, ritorno al principio, gioco, ruota che da sé gira, movimento iniziale, sacra affermazione. Sì, per il gioco della creazione, o fratelli miei, un sacro dir di sì alle cose: ecco, lo spirito vuole la propria volontà, chi ha perduto l'universo vuole conquistare il suo universo». Ma fra molti cammelli e qualche parodia di leone, il mondo sembra aver di nuovo bisogno di una generazione di fanciulli gioiosi e ribelli che vogliano conquistare il proprio universo.</b><br />
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<div style="text-align: right"><b>Adriano Scianca</b></div><br />
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]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=520</comments>
 <pubDate>Mon, 4 Feb 2008 13:26:35 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>RI - &amp; - LETTI</title>
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<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080202-20060727-a4.jpg"></a><br />
</div><br />
<div style="text-align: center"><b>Dante Virgili</b><br />
<b>METODO DI SOPRAVVIVENZA</b><br />
<b>Una Voce dal Cattiverio</b></div><br />
<div style="text-align: center"><b>Roberto Alfatti Appetiti</b></div><br />
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<b>«Dante Virgili è un fiore di quel giardino delle impossibilità qual è il cattiverio anarchico-fascista, ritiene, infatti, disastrosa la scoperta dell’America e odia l’americanismo. Proprio un cattivo del cattiverio, uguale al personaggio cui presta scena e canovaccio. Si crogiola nella sua libertà, così simile all’orror vacui descritto dall’amato Schopenhauer, si tiene alla larga dalla democrazia e, con il suo personaggio costruito dentro la gabbia della scrittura sorvegliata, distilla le parole messe a disposizione degli occidentali, estenuato dalla sua stessa desolazione». Così Pietrangelo Buttafuoco presenta il più borderline degli scrittori del Novecento – per alcuni il Céline italiano, per altri un “caso editoriale” costruito in provetta – nella prefazione al Metodo della sopravvivenza. Il secondo e sinora inedito romanzo di Virgili farà la sua apparizione in libreria il prossimo 6 febbraio grazie alla casa editrice marchigiana PeQuod, la stessa che già nel 2003 restituì ai lettori l’ormai introvabile opera prima, La distruzione (Mondadori, 1970): romanzo in lode di Hitler, la storia di un quarantenne ex interprete delle SS in Italia, correttore di bozze in un giornale governativo, che sopravvive ai suoi incubi quotidiani sognando con la fine del mondo un’improbabile rivincita del Terzo Reich. E non solo. </b><b>Negli stessi giorni, sempre edito da PeQuod, sarà in distribuzione in dvd il film documentario Appunti per la distruzione a cura del giovane regista Simone Scafidi (che in questi giorni presenta nelle sale anche il suo primo lungometraggio: Gli arcangeli, un film dichiaratamente “religioso”, tanto da far dire a uno spettatore – riferisce il regista – che «per un ateo è un film pornografico»). Sarà Andrea Riva (coautore della docu-fiction su Virgili) a prestare il proprio volto allo scrittore morto nel ’92 (del quale, ricordiamolo, non è rimasta nessuna immagine). Il film è arricchito da interventi di scrittori, teologi e intellettuali: oltre al contributo dell’editore Marco Monina, compaiono quelli di Ferruccio Parazzoli, Vito Mancuso, Massimo Fini, Maurizio Blondet, Gabriele Mandel, Antonio Franchini, David Peace, Moni Ovaia, Marco Pannella, Bruno Pischedda e Giancarlo Simonetti.<br />
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«Virgili è tra i pochi romanzieri del Novecento capaci di inserire il male nelle proprie opere ed è proprio partendo dai suoi scritti che abbiamo preso lo spunto per sviluppare un'indagine più ampia sull’impossibilità di definire il male, un tema importante in un periodo in cui assistiamo alla banalizzazione del bene e del male e si ragiona in termini di categorie assolute: da una parte il bene e dall'altra il male. L'interesse per Virgili – ci dice Scafidi – non nasce come un tentativo di sdoganare un autore che ha raccontato la follia dell'immedesimazione con il nazismo ma per rappresentare obiettivamente l'universo e non solo la letteratura di Virgili, cercando di renderne l'ambiguità tra la realtà e il sogno». «Virgili non è da leggere ma da iniettare – ha scritto un entusiasta Roberto Saviano – per l’accumulazione parossistica d’odio ed efferatezza, la tenerezza nascosta di un’umanità in letargo».<br />
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Però, che tipo quel Virgili! Se n’è andato portandosi dietro il suo impresentabile bagaglio di invettive e a distanza di oltre quindici anni il mondo culturale è qui a ricordarlo e a interrogarsi su di lui, cercando proprio nelle sue opere intrise di furore filogermanico, sadomasochismo e disprezzo antidemocratico una chiave per interpretare il presente e affrontare il domani. Sì, perché una qualità non può essergli negata. Quella di saper leggere il futuro con anticipo: dalla corruzione politica denunciata prima che si abbattesse il ciclone di Mani Pulite alle impressionanti pagine nelle quali descrive minuziosamente l’attacco alle «crollanti» torri gemelle di New York. «L’attualità del Metodo – argomentava inascoltato Virgili – è data dal risorgere del nuovo Stato tedesco, con tutti i problemi che si trascina, e dallo sfacelo cui si sta avviando lo Stato italiano». Attuale, decisamente, ancora oggi.<br />
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Le polemiche per l’uscita del nuovo romanzo non mancheranno, c’è da giurarci. Già quando venne annunciata l’uscita dell’edizione Pequod de La distruzione molte furono le obiezioni sollevate, specialmente a sinistra. In particolare quella cui fa riferimento Scafidi, non a caso pronto a puntualizzarne l’inconsistenza: «Non si vuole sdoganare uno scrittore nazista». Tanto da costringere Antonio Franchini – “papà” (mondadoriano) della prima edizione – a difendersi, nella postfazione della ristampa pequodiana de La distruzione, dalle accuse. Riassunte e messe nero su bianco da Enzo Di Mauro sul manifesto: «Creazione ex novo di una mitologia fasulla che non va tanto per il sottile abolendo ogni gerarchia di valori e facendo passare surrettiziamente l’abiezione per grandezza». Semmai – risponde Franchini, che alla vicenda umana ed editoriale di Virgili ha dedicato un bel libro Cronaca della fine (Marsilio, 2003) – abbiamo voluto «sdoganare l’idea di una letteratura che faccia dibattere e scontrare, capace di ridarci la coscienza che la letteratura è scoprire, errare, riesumare, non consentire a ogni costo, non celebrare qualche vivo e molti morti, non agghindare le loro case e le loro tombe».<br />
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Ed ora eccola qui, finalmente, la seconda prova di Virgili, il suo borbottio ringhioso. In principio era L’attesa. Poi La terza guerra mondiale. Infine Metodo della sopravvivenza. Aveva cambiato più volte il titolo. «Posso apparire presuntuoso – scrive Dante Virgili a Franchini nell’ottobre 1991 – ma il testo ha superato le mie previsioni per qualità e attualità. C’è più realtà storica che nell’altro. Più di attualità è Metodo della sopravvivenza con notevole sforzo culturale. Non so quali ostacoli possano impedirne la pubblicazione da parte della Mondadori. Uno soltanto: l’invendibilità». Già, La distruzione non era stata un successo. In anni di furore ideologico quel libro avrebbe dovuto quanto meno creare scandalo, invece venne semplicemente ignorato. Così, vent’anni dopo, in Mondadori finì per riproporsi il braccio di ferro tra favorevoli e contrari alla pubblicazione. Ferruccio Parazzoli manifestò il proprio entusiasmo, auspicando di proporgli addirittura una trilogia: «Ho l’inquietante sensazione che ci troviamo di fronte a uno scomodo capolavoro. Impassibile, tragico e trasgressivo  con lucida e maniacale fermezza. Totalmente amorale, non cambia tono sia che parli di Goethe o della carne trita. Scrittura di ghiaccio con sistema nervoso allo scoperto, ma senza sperimentalismi. Prendere o lasciare». La decisione, ancora una volta, spettò ad Antonio Franchini. E stavolta lasciarono. Virgili non gli nasconderà la sua amarezza: «Strano come in una società di parolai, speculatori, sfruttatori, criminali al governo e per le strade, in un Paese avviato allo sfascio, dove l’unica realtà sensibile è la chiacchiera quotidiana televisiva, ci si preoccupi tanto di un romanzo artistico che ne coglie gli aspetti deteriori e che scomparirà comunque molto prima della società stessa». <br />
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Scomparso l’autore, migliore sorte – invece – è toccata al romanzo, duecento pagine in cui si rincorrono disordinatamente (apparentemente) temi politici nazionali e internazionali, quotidianità allucinate e citazioni dal tedesco. Nessuna trama. Solo pensieri, annotazioni, incontri sessuali in bilico tra la realtà e la fantasia. Il protagonista stavolta è un professore di tedesco in pensione, un «misero Ulisse corrotto inabissato nella perversione» lo definisce Franchini. È l’estate del 1990 a Milano. L’anno del mondiale di calcio giocato in Italia. «Il gioco più idiota che l’umanità abbia inventato» ruggisce la voce narrante, sia pure senza potere fare a meno di tifare per la Germania. «Nell’anno della riunificazione sarebbe un grande dono. Se la Germania vince chiudo in bellezza. Ormai le fortune sono affidate al calcio  – osserva con il solito rimpianto – mentre un tempo l’obiettivo era l’Europa». Già, Hitler! «E ora apprendo che il condottiero è Matthäus…». Si compiace nel vedere sventolare la bandiera tedesca sotto il Duomo, anche se si tratta della solitaria bancarella di un ambulante. L’Italia perde e lui ghigna: «Se gli azzurri avessero vinto, un’esaltazione ulteriore del calcio avrebbe allontanato ancor più l’italiano dai problemi. I mass media alimentano un fanatismo dissennato per distogliere il popolo dalla realtà». <br />
Da parte sua è più interessato al sesso. Tende insidie a commesse e garzoni (efebi, li chiama) come un felino «vecchio e acciaccato che non insegue mai la preda che ha facilmente eluso il suo primo balzo stracco». Cerca di normalizzare le pratiche sadomaso attraverso la demolizione delle relazioni cosiddette normali. «E’ arduo trovare un’intesa con l’altro da sé – scrive Buttafuoco nella prefazione – forse l’unico rapporto tra esseri umani di qualche soddisfazione è quello sessuale, affidato all’incontro dei corpi. Questo è per Dante Virgili il “Metodo della sopravvivenza”». Solitudine di cui Virgili fa un motivo d’orgoglio: «A me non manca la libertà, l’ho tutelata contro tutti, contro tutto. Rinunciando al denaro. Sono padrone della mia vita e della mia morte. È la società che ti sprona a guadagnare, a far soldi, se ai suoi occhi vuoi contare. Ma la società la ignori, libri e conoscenza bastano». Un asociale convinto di potere fare a meno di una maggioranza «ripugnante, bricconi che si adattano, deboli che si lasciano assimilare». Ai suoi contemporanei non perdona di aver dimenticato le proprie origini gloriose: «Bastardi che non sanno neppure di discendere dagli antichi romani. La romanità, una delle idee più nobili. Solo la storia – dice citando Schopenhauer – rende un popolo pienamente cosciente». Il messaggio di Kohl alla nazione lo esalta: «Un popolo che non sapesse affrontare sacrifici perderebbe anche la propria forza morale. Mettiamoci insieme al lavoro per il nostro comune futuro, per una Germania unita e un’Europa unita». L’amore per la Grande Germania è irresistibile. Tanto da lasciarsi suggestionare dall’idea del calcio che si fa guerra.  Facendosi violenza e incollandosi davanti al piccolo schermo per seguire le partite della nazionale tedesca, si commuove: «L’inno di Haydn. Sento le lacrime riaffiorare».  E’ la finalissima. A Roma si contendono il primato Germania e Argentina. «A un tratto un boato. Goal. Lo stadio impazzisce, sventolio di bandiere dai colori germanici, neppure ai discorsi di Hitler. Alle 22,05 la Germania viene dichiarata campione del mondo e il Deutschland uber alles mi ricorda tempi lontani. La carnevalata è finita. Schon». Bentornato sugli scaffali, Virgili.</b><br />
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<div style="text-align: right"><b>Roberto Alfatti Appetiti</b><br />
<a href="http://www.robertoalfattiappetiti.blogspot.com/">L'eminente dignità del provvisorio<br />
</a></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=519</comments>
 <pubDate>Sat, 2 Feb 2008 15:52:17 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>INGRESSO LIBERO...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=515</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080201-giubberosse1.jpg"></a><br />
</div><br />
<div style="text-align: right">Il gesto per noi <br />
non sarà più un momento fermato <br />
del dinamismo universale; <br />
sarà decisamente la sensazione dinamica <br />
eternata come tale.<br />
FTM</div><br />
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<div style="text-align: center"><b>APERITIVO A FIRENZE</b><br />
<b>Graziano Cecchini</b></div><br />
<div style="text-align: left"><b>eccomi!<br />
l'aperitivo futurista è sponsorizzato dalle </b><br />
<a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080127-giubbe2b.jpg"></a><br />
<b>locale storico del futurismo.<br />
nuova vita nuova linfa.<br />
forzate al maximo i vostri motori.<br />
il sedici feb. l'aperitivo è contro l'arroganza dei politici e dei falsi moralismi, <br />
contro i misfatti di certe giunte comunali <br />
che distruggono i veri valori dell'arte italica.<br />
questa volta entrerà l'elemento aria e corpi dipinti - <br />
per affermare il manifesto del futurismo <br />
del nuovo millennio.</b></div><br />
<b>Graziano Cecchini</b><div style="text-align: center"><b>FTM &#8211; AZIONE FUTURISTA</b><br />
 <b>16 FEBBRAIO 2008 - ORE 12,00</b><br />
 <b>APERITIVO A FIRENZE</b><br />
 <a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080127-giubbe2b.jpg"></a><br />
 <b>PIAZZA DELLA REPUBBLICA 13/14r </b></div><br />
 <div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080201-FUT.jpg"></a><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080201-FUT.jpg"></a><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080201-FUT.jpg"></a><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080201-FUT.jpg"></a></div>]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=515</comments>
 <pubDate>Fri, 1 Feb 2008 12:16:39 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>INTERNET EXPLORER. COME LIBERARSENE E PERCHÉ...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=513</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-EX.JPG"></a><br />
</div><br />
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<div style="text-align: center"><b>INTERNET EXPLORER. COME LIBERARSENE E PERCHÉ<b></div><br />
<div style="text-align: center"><b>Stefano Vaj</b></div><br />
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<b>Ci insegna Carl Schmitt che le categorie del politico sono "amico" e "nemico". I conflitti sociali, religiosi, razziali, culturali, filosofici, economici, eccetera, sono relativizzati rispetto a tali categorie fondamentali - se non quando appunto diventano conflitti politici.<br />
<br />
Capita infatti che i luoghi della politica si spostino. La "politica politicante", parlamentare od elettorale, assolve oggi una funzione essenzialmente spettacolare, ma occulta più di quanto non manifesti le linee di rottura e gli schieramenti e le alternative che si fronteggiano su vari piani.<br />
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Ora, capita che un campo molto più decisivo rispetto cui definire appartenenze in rapporto all'avvenire che ci è destinato è quello del trattamento dell'informazione e delle risorse di elaborazione della stessa, la cui incidenza su possibili forme di sovranità. sul modello di sviluppo ed in generale nella nostra vita quotidiana si sta espandendo esponenzialmente. Come è possibile che qualcuno creda si possa davvero parlare di politica oggi senza considerare l'esistenza di una singola società commerciale, con sede a Richmond, Virginia, che fornisce in regime di monopolio quanto necessario a far funzionare la pubblica amministrazione e l'intera economia di tutti i paesi del pianeta?<br />
</b><div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-open source.jpg"></a><br />
</div><br />
<b>La questione Microsoft, e l'alternativa rappresentata dall'Open Source, sono tutt'altro che argomenti filosofici. Ormai sappiamo che il mercato dei sistemi operativi e del software applicativo proprietari in regime libero-scambista tende spontaneamente al monopolio globale, dall'inerzia dell'installato alla resistenza degli utenti al cambiamento alle ripidissime economie di scala che rendono impossibile la concorrenza tradizionale da parte di neofiti di buona volontà. Tale monopolio è inevitabile che sia esercitato da una società americana, per fattori politici, economici e linguistici che non vale neppure la pena di ricordare. Ed è del resto inevitabile che tale società partecipi, tanto strumentalmente, quanto in qualità di parte integrante, al sistema di potere mondialista, ivi compreso quanto attinente alla sfera dell'accesso diversificato alla tecnologia, del militare, dell'intelligence, della guerra commerciale, etc.<br />
<br />
Il potere direttamente esercitato da tale società si manifesta del resto nella capacità di ignorare, o rendere irrilevanti, le norme legalmente in vigore negli USA stessi e negli altri paesi filo-americani, quelli dell'Unione Europea in primis, ai fini del mantenimento artificiale di condizioni di concorrenza all'interno dei relativi mercati. Un ricorso in Italia all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presentato sin dal 1998 riguardo tra l'altro alla scelta (illecita) di forzare l'acquisto congiunto di sistema operativo e shell grafica, viene recepito con le parole "Bel ricorso, ma adesso siamo troppo occupati con le intese dei produttori di cemento nella provincia di Piacenza", e sarà quattro anni dopo rigettato rimbalzando la palla alla Commissione dell'UE. La Commissione dell'UE si limita a salvare la faccia imponendo, per aspetti molto più marginali, sanzioni economiche che vengono semplicemente scaricate nel prezzo dei prodotti agli utenti dell'Unione stessa! Non diversamente era del resto finita negli Stati Uniti, dove è la prima amministrazione repubblicana di Bush a liquidare gli ultimi residui di procedure antitrust nei confronti di una società formalmente... democratica, dimostrando una volta di più l'irrilevanza delle appartenenze suddetta. E questo non è nulla. Più in periferia, procedimenti simili da parte della Corea del Sud ed in altri paesi vengono semplicemente insabbiati, quando del tutto logicamente la società, fatti i conti ed avendovi interesse, minaccia semplicemente di cessare di rifornire il mercato locale piuttosto che conformarsi alle leggi del paese coinvolto.<br />
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<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-gratis.jpg"></a></div><br />
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Rispetto a tutto ciò, l'alternativa - frutto della necessità, prima ancora che del "pensiero trasversale" di un ragazzo finlandese oggi tra i personaggi più famosi al mondo - rappresenta semplicemente, da parte di chi non sarebbe mai in grado di competere con il monopolista in questione secondo gli stilemi liberisti, la socializzazione delle risorse necessarie a far fronte alle necessità in questione da parte dei soggetti interessati, utenti e multinazionali, piccole società ed accademia, pubbliche amministrazioni ed appassionati. "Gratis" è un prezzo che non può essere battuto, commercialmente, e consente od addirittura stimola la nascita e il mantenimento di un ecosistema di servizi in termini di consulenza, configurazione, manutenzione, promozione di hardware, formazione, scambi tecnologici, etc., garantendo la vitalità a medio e lungo termine di tale alternativa ed il finanziamento dell'ulteriore attività di ricerca e sviluppo cui la sopravvivenza di tale mondo è legata.<br />
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Gli operatori commerciali nel campo dell'Open Source sono nel business per il profitto? Certo. Ma la differenza fondamentale è che a tale profitto non corrisponde un controllo della tecnologia cui in minore o maggior misura contribuiscono - e cui contribuiscono appunto nella certezza che tale tecnologia non potrà "essere usata contro di loro".<br />
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Il punto centrale di quest'economia non è d'altronde che il software sia in pubblico dominio. Anche Internet Explorer, così come altri prodotti Microsoft, lo è. E' il fatto che il codice sorgente o le specifiche dei formati e delle interfacce siano liberamente ispezionabili, modificabili e riutilizzabili a piacere - a condizioni che i risultati di tali attività siano licenziati con identica formula a qualsiasi altro interessato.<br />
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<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-drm.jpg"></a></div><br />
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Un paese che ha cuore la propria sovranità o un utente interessato alla propria privacy, ad esempio, non ha in sostanza ragione di preoccuparsi della sicurezza di un programma di cifratura Open Source, perché l'eventuale esistenza di caratteristiche che permettano di forzarne la sicurezza senza possedere la relativa chiave è leggibile a chiunque sia interessato a guardarci, e del resto sarebbe facilmente rimuovibile da chiunque sappia dove mettere le mani ed abbia interesse a farlo, così come è possibile migliorarne le caratteristiche ove la cifratura non venga considerata sufficientemente "robusta" per il grado di riservatezza desiderata. I programmi di controllo destinati a gestire nuovi dispositivi hardware possono essere scritti da chiunque conosca i dettagli del dispositivo medesimo, senza alcun bisogno di notizie o licenze o prodotti da parte del produttore del sistema operativo. L'attivazione da parte del sistema operativo di sistemi volti ad impedire l'accesso a certe informazioni - ad esempio a fini di censura, o di protezione, cfr. i sistemi DRM, di un "diritto d'autore"che di nuovo serve principalmente a tutelare alcuni oligopoli dell'industria culturale planetaria - ugualmente può essere rimossa, così che nessuno si cura neppure di implementarla. Viceversa, l'adozione di formati standard, universali e pubblici come Open Document garantisce l'accessibilità dei propri dati con programmi di fornitori diversi, o sviluppati ad hoc senza operazioni complicate di reverse engineering, anche tra cinque, dieci, cento anni, senza essere in balia del dubbio interesse del produttore ad esempio di Microsof Office di mantenere una "compatibilità all'indietro" dei propri programmi con i formati utilizzati dalle versioni precedenti (la cui utilizzazione il produttore vuole anzi sia cessata il più presto possibile quando una nuova versione è disponibile...).<br />
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Non solo. In un mondo destinato all'interconnessione generale, l'utilizzo di sistemi di sicurezza arbitrariamente alta, e soprattutto unicamente di software il cui effettivo funzionamento può essere appurato da chiunque, previene l'accesso indesiderato al proprio sistema da parte di terzi per i fini più vari; ed ancora previene - a monte - l'installazione, di sicuro non richiesta dall'interessato, di sistemi di questo tipo che non siano sotto il suo diretto controllo; al punto anzi che un'applicazione coerente dell'ipocrita e demagogica normativa europea in materia di trattamento dei dati personali (la cosiddetta "privacy") dovrebbe imporre in realtà l'adozione esclusiva di tali soluzioni, per non parlare delle regole in materia di segreto professionale e d'ufficio. Senza complottismi più o meno fantastici, qualcuno si rende conto che un PC con programmi proprietari installati può scaricare nuovi programmi il cui contenuto resta parimenti ignoto, e spesso comunica via Internet in modo del tutto autonomo da qualsiasi richiesta esplicita dell'utente, e senza metterlo al corrente del contenuto di tale comunicazione, con una serie di soggetti diversi ? Tra cui soggetti, come Microsoft stessa, i cui legami con enti benefici come CIA, NSA, eccetera, sono ben documentati, anche a prescindere dallo sfruttamento che l'azienda può fare di tali dati per i fini suoi propri, ad esempio in termini di profilazione e di marketing? Per non contare l'esposizione a trojan horses, virus, worms, exploits, etc., per scopi che possono andare dall'utilizzo a per interesse proprio o altrui da parte del diffusore, al sabotaggio, al vandalismo, esposizione che viene rimediata solo quando e se il produttore ritenga di occuparsene, o almeno di rendere noto il problema.<br />
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La verità è che tale modello di computazione, costoso, inefficiente, basato su infiniti ritocchi a programmi monolitici enormi, inefficienti ed in gran parte inutili la cui adozione viene forzata attraverso lo spettro dell'incompatibilità e le installazioni di fabbrica, viene mantenuto in vita non malgrado tali circostanze, ma a causa di esse, e per gli interessi economici, politici e militari che ad esso sono legati. <br />
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<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-linux.jpg"></a></div><br />
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Nella stragrande maggioranza dei casi, tutto ciò di cui un utente privato o aziendale ha bisogno è di un PC o qualche altro terminale connesso ad Internet. Infatti, anche nel più tradizionale dei contesti, ha a disposizione Linux (oltre ad alcune alternative minori come Solaris o BSD), che in un paio di centinaia di distribuzioni gestisce in modo efficiente qualsiasi tipo di periferica e processore ed arriva insieme a migliaia di applicazioni per gli usi più diversi. Tra questi, OpenOffice.org, oltre a gestire il formato Open Document di cui sopra come proprio formato nativo - ed a girare perfettamente anche sotto Windows e con i documenti di Microsoft Office - contiene elaboratore testi, foglio di calcolo, database, programma di disegno, programma di presentazione e quant'altro concepibimente necessario ad una suite per ufficio. <br />
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Ma soprattutto il software, con l'ubiquità della connessione e l'ampliarsi della banda disponibile, sta rendendo progressivamente irrilevante l'installazione dei programmi diversi dal browser e delle sue estensioni. Il software si sposta verso il server, sia esso un server aziendale che fa girare applicazioni proprietarie, o Google che mette a disposizione gratuitamente di tutti, in una pagina Web accessibile con un browser qualsiasi, Google Documents, che consente di formare, modificare, stampare, ed ovviamente trasmettere, documenti del tipo più vario con una gamma di funzionalità già superiore a quella comunemente utilizzata dai programmi Microsoft, e perfettamente compatibile con i formati in uso da parte di questi ultimi. <br />
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In tale scenario - a parte esigenze specifiche che d'altronde una maggiore conoscenza delle alternative permette nel novanta per cento dei casi di risolvere con inconvenienti minimi, e talora con qualche vantaggio - non esiste alcuna plausibile ragione per accontentarsi di quanto ci viene spesso imposto attraverso la preinstallazione da parte del fornitore, e che pagheremo comunque attraverso il costo del PC e più tardi l'imposizione di upgrades a pagamento, se non attraverso la necessità di cambiare il PC medesimo a seguito della crescente inefficienza e lentezza del software proprietario. Inefficienza che è legata alla natura intrinseca del software proprietario, che mira ad includere progressivamente in un unico prodotto tutte le funzionalità concepibilmente desiderabili da parte di una frazione apprezzabile dell'utenza, e a non poter sfruttare la logica modulare consentita dalla libera disponibilità dei componenti e dei programmi Open Source.<br />
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Oggi, la rottura della logica del monopolio Microsoft passa essenzialmente attraverso la volontà di un numero sempre crescente di paesi, dal Venezuela alla Cina, o persino di amministrazioni locali (come Monaco di Baviera o Parigi) di liberarsi dal giogo suddetto. Ma passa anche da innumerevoli singole decisioni d'acquisto da parte di privati ed altri soggetti, che a loro volta sono legate all'informazione ed alla visibilità che sia possibile ottenere per le alternative Open Source, ed agli investimenti ulteriori che in tale direzione sia possibile stimolare attraverso un'ovvia reazione a catena ed un circolo virtuoso che è già in atto.<br />
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<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080130-FIREFOX2.jpg"></a></div><br />
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Per una volta, il boicottaggio di qualcosa che rappresenta un preciso strumento di asservimento e controllo sociale passa anche attraverso un interesse pratico ed economico immediato dell'interessato, e ci sembra imponga in via immediata l'acquisto esclusivamente di PC "nudi" o con preinstallato solo software Open Source; e in alternativa, per chi è già utente di programmi proprietari, il loro graduale ed indolore abbandono, cominciando dall'installazione di Firefox a fianco di Internet Explorer, seguendo con Thunderbird rispetto ad Outlook, OpenOffice.org rispetto a Microsoft Office, e così via, attraverso le relative versioni per Windows. Per finire con Windows stesso, che per chi è già abituato alle versioni Windows dei programmi suddetti può essere sostituito con Linux in dieci minuti senza quasi neanche che debba accorgersi del cambiamento. Tutto ciò comporta da subito, ad esempio, l'alterazione delle statistiche relative ai browser utilizzati per la navigazione sul Web, così da scoraggiare da parte dei siti l'adozione di interfacce proprietarie; oppure la capacità, a fianco dei formati Microsoft, di salvare e scambiare documenti in formato pubblico e standard; e, in ogni modo, una riduzione del flusso di cassa che alimenta il meccanismo perverso che è il primo responsabile del sensibile rallentamento del progresso nel campo della tecnologia dell'informazione che stiamo subendo da dieci anni a questa parte, con la sensibile eccezione rappresentata appunto dall'area che il meccanismo in questione meno controlla, che è rappresentata appunto da Internet.<br />
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Negarsi a tali piccole operazioni non significa altro che manifestare, per inerzia e pigrizia mentale, un piccolo ma simbolico sostegno masochistico ad un sistema che magari si va poi a denunciare con scritti composti... mediante l'uso di un prodotto che ne rappresenta l'espressione diretta.</b><br />
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<div style="text-align: right"><b>Stefano Vaj</b></div><br />
<div style="text-align: right"><a href="http://www.dirittidelluomo.com/">www.dirittidelluomo.com</a><br />
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]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=513</comments>
 <pubDate>Wed, 30 Jan 2008 18:16:33 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>GIUSTIZIA PER CARLO PARLANTI E NON SOLO</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=511</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080125-20080109-20070110-parlanti[1][1].jpg"></a></div><br />
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<div style="text-align: center"><b>GIUSTIZIA PER CARLO PARLANTI E NON SOLO</b></div><br />
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<b><div style="text-align: center">ovvero</div></b><br />
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<div style="text-align: center"><b>"LIBERIAMOLI DAL SILENZIO"</b></div><br />
<div style="text-align: center">a cura di <b>Susanna Dolci </b>e <b>Katia Anedda</b><br />
</div><br />
<i><b>Katia Anedda</b> ci ha chiesto di far conoscere la nuova iniziativa <b>LIberiamoli dal Silenzio</b>. Ben volentieri, come sempre in questi casi, postiamo quanto segue...</i><b>Prigionieri del Silenzio</b> sono soprattutto quei <b>3200 Esseri </b><b>Italiani distribuiti nelle carceri oltre confine</b>. Prigionieri perchè nessuno ne parla o non ne vuole parlare. Non fanno notizia. Alcuni innocenti, alcuni colpevoli ma tutti <b>Esseri Umani </b>con dei<b> Diritti </b>che vengono dimenticati e calpestati. <br />
<br />
Nel <b>2004</b> sono iniziate le denunce sulle violazioni dei diritti umani per il caso <b>Carlo Parlanti</b> (<a href="http://www.carloparlanti.it">http://www.carloparlanti.it</a>), nel <b>2007</b> diversi casi hanno occupato, seppur in maniera marginale, pagine di quotidiani, web e spazi televisivi con vicende come quella di <b>Angelo Falcone </b> (<a href="http://giovannifalcone.blogspot.com">http://giovannifalcone.blogspot.com</a>) e <b>Simone Righi</b>(<a href="http://blog.libero.it/TutticonSimone/">http://blog.libero.it/TutticonSimone/</a>).<br />
<br />
Si sa ancora molto poco <b>del dopo</b>, come nella vicenda di <b>Angelo C.</b> <br />
(<a href="http://giustiziaperangeloc.blogspot.com">http://giustiziaperangeloc.blogspot.com</a>). I più potenti mezzi d'informazione del paese continuano ad evitare od a non approfondire l'argomento. Mentre scandali, pettegolezzi ripicche politiche ricoprono le pagine dei più importanti quotidiani e riviste nostrane, ci sono 3200 italiani che non hanno spazio per implorare i loro diritti. Forse non tutti, ma con molta probabilità almeno <b>1200</b>, lo ri-chiedono e sono innocenti. <br />
<br />
Prendendo coscienza di questo stato di cose e delle difficoltà che si incontrano nel voler rompere questo silenzio, <b>Erika Righi </b>e <b>Katia Anedda</b>, ambedue coinvolte nella vita dei protagonisti di due vicende paradossali ed eclatanti, hanno deciso di <b>fondare un'associazione</b> a sostegno di quelle famiglie che si trovano ad affrontare gli ostacoli che questo tipo di situazioni complesse comportano. L’organizzazione, che sarà registrata a breve, prenderà il nome di <b>Prigionieri del Silenzio</b>, cosi come il sito web in realizzazione che raccoglierà storie e darà supporto ed il cui indirizzo sarà:<br />
<a href="<a href="http://">http://www.prigionieridelsilenzio.it</a> <br />
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Per qualsiasi informazione, in attesa dell'attivazione dei contatti dell’Associazione, potete rivolgervi a: <br />
<br />
<b>Erika Righi</b>: <a href="erika.righi@libero.it ">erika.righi@libero.it </a><br />
<b>Katia Anedda</b>: <a href="katia@carloparlanti.it">katia@carloparlanti.it</a><br />
<b>e-mail Associazione</b>: <a href="info@prigionieridelsilenzio.it">info@prigionieridelsilenzio.it</a><br />
<br />
]]></description>
 <category>Generale</category>
<comments>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=511</comments>
 <pubDate>Tue, 29 Jan 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>GRAZIANO CECCHINI. APERITIVO A FIRENZE...</title>
 <link>http://www.mirorenzaglia.com/index.php?itemid=510</link>
<description><![CDATA[<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080128-20060810-a2.jpg"></a></div><br />
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<div style="text-align: center"><b>GRAZIANO CECCHINI DENUNCIATO DAL SINDACO DI FIRENZE</b><br />
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<div style="text-align: center"><b>miro renzaglia</b></div><br />
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<b>La notizia è questa:</b><br />
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“(AGI) - Firenze, 26 gen. - L'amministrazione comunale querelerà il futurista <b>Graziano Cecchini</b> per diffamazione e calunnia, dopo le dichiarazioni rese stamani durante la conferenza stampa a cui ha partecipato insieme a <b>Mario Razzanelli</b>, promotore del referendum contro la tramvia. L'amministrazione inoltre presenterà un esposto-denuncia alla magistratura, come atto doveroso a tutela della città, dopo l'annuncio dello stesso <b>Cecchini</b> di organizzare una delle sue azioni dimostrative anche a <b>Firenze</b>.” Tutto è cominciato al Maurizio Costanzo Show, quando il consigliere comunale di minoranza Mario Razzanelli  ha invitato l’artista a realizzare un suo happening a Firenze,  per protesta contro <b>"l'orrido mostro che tormenterà senza rimedio le bellezze architettoniche della città"</b>.<br />
<br />
Il comune di Firenze – ricordiamolo – vuol far passare la “Linea 3” della tramvia, un bestione lungo 34 metri, alto 3,30 e largo 2,50 in strade come via dello Statuto, via Vittorio Emanuele II e via Corridoni. Un assurdo urbanistico, contro il quale è stato indetto il referendum cittadino (per ulteriori informazioni, visitare il sito <a href="http://www.tramviareferendum.it">http://www.tramviareferendum.it</a>)<br />
<br />
Ovviamente, <b>Graziano Cecchini</b> ha dato la sua immediata disponibilità, perché: <b>"La tramvia è futurista ma non lo sono i politici che la vogliono far passare sotto il Battistero...”</b>, come ha dichiarato, tra l'altro, nel corso della conferenza stampa...<br />
<br />
Da qui, la denuncia del sindaco <b>Domenici</b> e la visita della <b>Digos</b> a <b>Cecchini</b> per informarsi dei motivi della sua presenza in città...<br />
<br />
A fronte di questo mirabile esempio di civile e democratico confronto imposto dalle Autorità amministrative, e realizzato con la collaborazione delle Forze di polizia e la Magistratura; <br />
<br />
<b>in solidarietà con Graziano Cecchini, con il Comitato promotore del referendum e con i cittadini</b><br />
<br />
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<div style="text-align: center"><b>FTM – AZIONE FUTURISTA</b></div><br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>APPUNTAMENTO</b></div><br />
<div style="text-align: center"><b>AL QUARTIER GENERALE DEL FUTURISMO FIORENTINO</b></div><br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080127-giubbe2b.jpg"></a></div><br />
<div style="text-align: center"><b>PIAZZA DELLA REPUBBLICA 13/14r  –  FIRENZE</b></div><br />
<div style="text-align: center"><b>16 FEBBRAIO 2008 - ORE 12,00</b></div><br />
<div style="text-align: center"><b>PER UN</b></div><br />
<div style="text-align: center"><a href="http://www.mirorenzaglia.com/media/1/20080127-occhiolino.jpg"></a></div><br />
<div style="text-align: center"><b>APERITIVO</b></div><br />
<br />
]]></description>
 <cate