POESIE

 DOKIMASÌA

«Il cielo la terra e i diecimila esseri sono generati
dall’essere, l’essere è generato dal non-essere»
Lao-Tsu
I
 … e poiché nati fra merda ed urina
fu chiaro fin dall’inizio che il marcio,
di questa vita, è il tocco di grazia.
Ma a schizzinose animucce sdegnose
 
del Vuoto — il piede ritratto al contatto
del bagno organico in acido umano —
meglio lo stomaco duro al ribrezzo
di chi s’immerge sapendo che tutto
 
il gusto sta nello sporco sapore
di vita. Gode di Tutto, sapendo
ch’è Nulla. E niente lo tocca davvero.
Meglio di tutti gli arpeggi sfatati,
 
il nostro acuto stonato a morire
e percussive ossessioni in memoria.
Ci siamo dati da fare una vita
che il tempo stringe e trascina in rovina.
 
Ma è nell’istante che tutto si compie.
Tutto è compreso nel nunc. Non c’è storia.
Perché l’istante equivale all’eterno:
non ha principio né fine, non dura.
 
Niente “domani accadrà”. Nessun “è
già capitato” se non all’istante.
E voi, sciancati da topiche storiche,
mossi in sequenza di rette morali
 
sulle stampelle del “voglio sperare”,
non vi curate di noi sciagurati
ché — sprogettati, arrischiati nel Vuoto,
già sconfessati ad onore del Vero —
 
ci siamo dati da fare una vita,
non lasceremo le cose a metà.
E ora, sia tolta la maschera al “noi”.
Signori, sono io sia questo che quello.
 
Sono capace di tutto. Di Tutto
Ho calcolato la cifra apparente,
il circolare uni-verso a procedere.
Ma non mi sogno di dare allo specchio
 
copioni già scritti, recite sfatte:
io mi martello le tempie a soggetto,
mi do il colore dei nervi spezzati,
notti sputate di bianco nel piatto
 
dove si servono soli a venire.
Perché la vita ha un senso soltanto
nel farla. E poco m’importa sapere
se, teölogica summa, avrò testa
 
o croce in sorte alla mia frenesïa.
Perciò mi gioco deciso una volta
per tutte. Male che vada, del resto,
è privilegio dell’uomo fallire.


 

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